Come rompere la logica morbosa della minaccia e della paura? Come spezzare la dinamica di diffidenza attualmente prevalente? Sono alcune delle domande che si leggono nel Messaggio di papa Francesco per la 53ª Giornata mondiale della pace, che sarà celebrata il prossimo 1° gennaio. Il titolo del testo è “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”. Ne ha parlato il direttore de Il Regno, Gianfranco Brunelli, nel corso della trasmissione “Al di là della notizia” l’edicola del giorno su Radio Vaticana

La paura, secondo il papa, è uno dei moventi che ci porta a non arrestare la corsa agli armamenti.

«Papa Francesco, assieme alla lunga tradizione delle chiese cristiane sul tema della pace e della guerra – spiega Brunelli – coglie un elemento profondamente teologico dal quale derivano poi una serie di conseguenze su un piano antropologico, sociale, economico e politico.

Se la pace è il dono di Dio, si afferma e cresce nella conoscenza, un anti-dono (e la nostra responsabilità) ha radici profonde nel tema della paura, nel tema di una concezione rovesciata del potere. Questo è la scaturigine di situazioni individuali e collettive e internazionali che possono produrre – e in molti casi hanno prodotto – la guerra. La paura origina una sorta di perversione della concezione del potere».

Questo,  secondo il direttore de Il Regno, è un punto fondamentale nel messaggio di papa Francesco “La pace come cammino di speranza”. Così come un altro passaggio in cui il pontefice torna su un concetto espresso più volte: l’umanità è di fronte al rischio di una terza guerra mondiale a pezzi. «Quell’affermazione, riletta alla luce di questo messaggio – prosegue Brunelli – assume un significato nuovo. A pezzi non significa semplicemente uno scacchiere frantumato di guerre, ma significa che ciascuno di quei pezzi può rappresentare una minaccia globale. Questo incide molto sulla riflessione che lui ha fatto nel recente viaggio in Giappone, che qui è ripresa, sul tema dell’inservibilità della deterrenza nucleare oggi anche da un punto di vista politico. Un conto è, in un mondo bipolare con due blocchi e due potenze egemoni, quel discorso poteva avere una valenza politica, ma in un mondo frantumato, dove ciascun frammento può rappresentare un pericolo generale per tutti, il tema della deterrenza nucleare non ha più modo di essere. Anzi, in qualche modo può rappresentare il suo rovescio anche qui come la paura rispetto la speranza in una chiave politica».

Da questo punto di vista va reinterpretato il tema ecologico, della casa comune, del rispetto della natura. «Occasionalmente nella storia – aggiunge il direttore della rivista – si sono fatte guerre a partire dai beni e dalle ricchezze della terra e anche questo oggi accade. Ma è la visione di un mondo frantumato, in preda alla paura, in un rapporto reciproco dove non c’è un equilibro virtuoso che ciascuno di questi pezzi e di queste cause può essere fonte di guerra e di disastri per l’umanità».

 

L’intera intervista è possibile ascoltarla qui.

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