Papa Francesco somiglia sempre più, anche nell’immagine pubblica, a Giovanni Paolo II. Un carattere impulsivo, impaziente che tuttavia non ha precluso al papa polacco la via della santità.

Ottantatreenne, stanco, malfermo sulle gambe,  durante il consueto bagno di folla in piazza San Pietro, la sera del 31 dicembre 2019, è stato strattonato da una signora e ha avuto paura di cadere. Ha reagito male schiaffeggiando sulla mano che lo tratteneva la signora entusiasta e un po’ invadente. Non si può fare. Non un papa che ama il contatto con le persone, che non si sottrae e si espone.

Effetto star. È il papa ed è mediatizzato come una star. Ma è soprattutto o meglio nonostante tutto il papa. C’è un limite umano. Un punto di equilibrio tra le due dimensioni oggi oltrepassato dai media, e che invece ha bisogno del recupero di una qualche distanza. Il lato umano e persino quello spirituale lo esigono.

Poi, per rimediare a un gesto difensivo, umano, troppo umano, ci ha pensato lui. Ha chiesto pubblicamente scusa. Lo ha fatto all’Angelus di ieri, con la voce appena incrinata dalla commozione: «Tante volte perdiamo la pazienza; anch’io, e chiedo scusa per il cattivo esempio di ieri». La commozione di un uomo che mentre vuole manifestare tutta la propria umanità di pastore ne sperimenta anche il limite psicofisico. Accettare quel limite, controllarlo, dopo la fine dell’immagine ieratica e distante della figura del papa, lungo la via nuova del buon pastore, si presta a questi rischi. Soprattutto nell’età dei media in diretta.

Gianfranco Brunelli

direttore de “Il regno”

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