Con sempre maggiore frequenza il papa emerito Benedetto XVI, attraverso testi scritti e dunque assumendosene inequivocabilmente la responsabilità, ma anche elaborati secondo il suo stile e dunque aperti a diverse interpretazioni, prende la parola su materie poste da papa Francesco all’ordine del giorno del dibattito ecclesiale.

L’ultimo caso è quello del celibato sacerdotale. Papa Ratzinger invia al card. Robert Sarah un breve contributo di carattere storico-biblico per il volumetto Des profondeurs de nos cœurs. Tale libro avrebbe dovuto uscire da Fayard, in Francia, il 15 gennaio prossimo (e successivamente da Ignatius Press, negli Stati Uniti, e da Cantagalli, in Italia) avendo tanto Sarah quanto Benedetto XVI come coautori, se – come comunicato il 14 gennaio da mons. Ganswein, segretario del papa emerito – quest’ultimo non avesse chiesto di togliere dal volume la propria firma, pur confermando la paternità del suo contributo.

Frattanto il volume è diventato, appunto, un caso: nella serata di domenica 12, il quotidiano Le Figaro ha diffuso un’anticipazione, subito ripresa dalle principali agenzie internazionali, annunciando appunto la firma di Benedetto XVI accanto a quella del card. Sarah sia in copertina, sia sotto al capitolo introduttivo e a quello conclusivo. All’interno, il contributo di Ratzinger e un più ampio testo del card. Sarah, che esplicita in questi termini l’intenzione politico-ecclesiale del volume: «C’è un legame ontologico-sacramentale tra sacerdozio e celibato. Qualsiasi indebolimento di questo legame metterebbe in discussione il magistero del Concilio e dei Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Supplico Papa Francesco di proteggerci definitivamente da tale eventualità ponendo il veto a qualsiasi indebolimento della legge del celibato sacerdotale, anche se limitato all’una o all’altra regione».

Con un editoriale di Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione, la Santa Sede ha commentato l’iniziativa sottolineando soprattutto i punti di contatto tra le posizioni espresse nel libro e la visione espressa di papa Francesco. Si tratta di una risposta istituzionale, estremamente equilibrata, che certamente tiene conto non solo dell’autorevolezza del papa emerito, ma anche del ruolo del card. Sarah, che lo stesso papa Francesco ha nominato nel 2014 prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (dopo che Giovanni Paolo II lo aveva chiamato a Roma, nel 2001,  da vescovo di Conakry, Guinea, e Benedetto XVI lo aveva promosso, nel 2010, presidente di Cor Unum e creato cardinale).

In attesa di poter prendere visione di tutto il volume, si può dire che è il card. Sarah quello che si espone apertamente e direttamente contro «qualsiasi indebolimento della legge del celibato», se pure «limitato all’una o all’altra regione»: probabile il riferimento al processo sinodale avviato in Germania, trasparente quello all’Amazzonia, per la quale il Sinodo da poco concluso, al n. 111 del Documento finale, ha proposto «di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente (…) per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile». Quello del card. Sarah era certamente uno dei 41 «non placet» raccolti in Sinodo da quella proposta. Ora esso si trasforma pubblicamente in una richiesta a papa Francesco in vista dell’esortazione apostolica postsinodale.

Ma pesa indubbiamente, a prescindere dai contenuti del suo contributo, anche il «non placet» del papa emerito Benedetto XVI, espresso con il semplice associarsi all’iniziativa del card. Sarah. Si rinnovano così gli interrogativi su quello che a tutti gli effetti rappresenta «un nuovo istituto nella Chiesa», quello del papa emerito, come ha scritto Enrico Galavotti in un ampio articolo uscito pochi mesi fa su Regno-att. In meno di sette anni, gli atti di papa Francesco e dello stesso Ratzinger stanno contribuendo a modellarne, in via di fatto, il profilo, mentre si è opportunamente evitata l’emanazione di norme che sarebbero spiacevolmente apparse «ad personam». D’altronde nessuna norma potrà mai definire il punto di equilibrio che di caso in caso ciascun papa emerito sarà chiamato a trovare tra il rispetto obbediente del proprio successore e la propria visione del bene della Chiesa.   

Maria Elisabetta Gandolfi

caporedattrice attualità “il Regno”

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