Le cronache religiose e laiche hanno riportato nei giorni scorsi con un certo clamore la decisione del vescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, di rinunciare (in via sperimentale, per tre anni) ai padrini e alle madrine per la celebrazione delle cresime. La questione del ruolo dei padrini e delle motivazioni con le quali vengono scelti è da tempo all’ordine del giorno della pastorale, ma ancora non si era dato il caso di una decisione così ferma, se non in qualche diocesi del Sud, con motivazioni in parte diverse. In un racconto pubblicato sul numero di aprile 2019 del mensile Jesus, nella mia rubrica «Cronache di un piccolo cristiano», avevo provato a descrivere la problematica da un diverso punto di vista, quello di un padrino «multiplo» e «frustrato». Lo ripropongo qui con il consenso dell’editore, che ringrazio.

«Se conto anche i tuoi, saranno una decina». Eugenio stava riordinando un cassetto quando, ritrovatasi tra le mani una specie di bomboniera, gli venne in mente per quanti bambini e bambine, esclusi i nipoti, lui e la moglie avevano accettato l’incarico di padrino e madrina al battesimo o alla cresima. I nomi se li ricordava tutti.

Le circostanze della richiesta, anche. Vi si erano incrociate l’amicizia forte che legava le due famiglie, la scommessa sulla tenuta della loro fede cristiana, la certezza di averli vicini nella preghiera, la speranza di un accompagnamento spirituale quando fossero sopraggiunte le inevitabili crisi. E anche un pizzico di opportunismo: perché i loro curricula religiosi accontentavano il parroco, o perché erano gli outsider perfetti rispetto a fratelli e zie che pretendevano di essere i favoriti per la nomina.

A posteriori, Eugenio poteva ben concludere che le cose non erano mai andate secondo le aspettative di quei giorni di festa. Quando avrebbe voluto bussare alla camera del figlioccio, sapendone il bisogno, non gli era stata neppure consentita una telefonata.

Quando una figlioccia gli aveva offerto l’occasione, magari non del tutto consapevole, di una speciale prossimità, lui non era stato pronto a coglierla. Per non dire di quando l’amicizia tra le due famiglie era evaporata così rapidamente da escludere, oggettivamente, qualsiasi interazione. Eugenio sentì rimorso per una paternità spirituale che non aveva mai esercitato. Decise che avrebbe cercato i suoi figliocci sui social network, per aggiornare l’immagine di loro che aveva davanti e ristabilire un qualche contatto.

E che, se per quelle vie avesse appreso di qualche loro necessità, l’avrebbe almeno presentata al Signore nella preghiera.

Guido Mocellin

Giornalista

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