«Una ricetta sicura per complicarsi la vita è occuparsi degli altri. Viceversa, un segreto per vivere tranquilli è pensare a se stessi». Per il vescovo di Modena, mons. Erio Castellucci, il concetto è racchiuso in poche parole: chi fa politica, ma anche chi ha un ruolo nella società, svolge il suo impegno (la sua vocazione) in maniera completa solo se riesce a «complicarsi la vita», a «non stare in pace». Un insegnamento che arriva da Gesù e dai discepoli – si legge nel Vangelo di Matteo: «“vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» – e anche da san Geminiano, il patrono che si è festeggiato sotto la Ghirlandina venerdì 31 gennaio. «Il nostro patrono si è complicato la vita – ha spiegato don Erio nell’omelia della messa principale in cattedrale, con le autorità e i politici locali –. Già i problemi di Modena potevano riempirgli la giornata e si è invece lasciato coinvolgere ben oltre i confini della sua città. Perché un cuore che prova compassione, che si lascia raggiungere dalle fragilità degli altri, non dice mai “lasciatemi in pace”, ma si impegna anche per la pace degli altri; non ha una visione monolitica e chiusa dei problemi, ma una visione politica e aperta».

È in questa occasione che don Erio ha deciso di rivolgersi direttamente a chi ha incarichi politici o a chi si avvicina alla politica. E lo ha fatto citando la Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani («ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia») che è in fondo, secondo il vescovo modenese, la differenza tra la vera pace e la falsa pace, tra la compassione e l’indifferenza.

«La politica più alta prende le mosse dalla compassione, dalla condivisione dei problemi, dalla partecipazione intima alle fragilità degli altri. La politica con la “P” maiuscola, come la chiama papa Francesco, è la più alta forma di amore, perché si rivolge non solo ai vicini o a coloro che se lo meritano, ma guarda al “bene comune”, si lascia toccare il cuore dalle fragilità altrui, cerca di compensare le ingiustizie, dà la parola a chi non ha voce».

Un tema – quello della cura del bene comune – che don Erio ha ripreso anche nel suo Messaggio alla città scritto per la solennità del patrono San Geminiano dal titolo “Il custode di mio fratello”.

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