La Chiesa in Germania ha intrapreso un cammino sinodale, ed è una cosa buona e coraggiosa. In questo modo anticipa una forma ecclesiale che papa Francesco ha già praticato con i Sinodi sulla famiglia e quello amazzonico. Anche i prossimi sinodi dei vescovi si occuperanno di sinodalità. C’è da augurarsi che non ci siano solo belle parole, ma anche strutture giuridiche più sviluppate.

Scisma pastorale

Questo è assolutamente urgente. Certamente il concilio Vaticano II ha superato il modello ecclesiale della «Chiesa sacerdotale», in cui regnava un profondo scisma di base tra clero e laici. Questo divario è stato colmato, anche se con esitazione e poco entusiasmo: infatti alla «vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli» evocata nella Lumen gentium, n. 32, è stata immediatamente aggiunta di nuovo la divisione tra clero e laici.

Alla fine la nuova uguaglianza nella Chiesa e la responsabilità di tutti i battezzati sono rimasti nei canti e negli inni, mentre praticamente tutto il potere di diritto e di fatto è rimasto ai vescovi e ai loro preti. Come premio di consolazione sono stati affidati ai laici organismi consultivi che il clero deve ascoltare – ma può anche non farlo e non cambia nulla –. Quindi anche le decisioni di tipo economico o relative all’introduzione di nuove strutture alla fine rimangono nelle mani dei vescovi insieme al papa.

Superare il cripto-clericalismo strutturale

Ora nessuno nella teologia cattolica vuole abolire il ministero. Ma il cripto-clericalismo strutturale andrebbe superato. Perché una diocesi non crea una «sinodalità permanente» istituzionalizzata, cioè un’istituzione in cui sono rappresentati tutti quelli che vivono la vita della Chiesa in congregazioni, comunità e istituzioni (scuole, istituti di istruzione, caritas, facoltà teologiche ecc.) e prendono le decisioni – voglio dire decidono effettivamente – insieme ai vescovi, che ovviamente continuano a essere responsabili della fedeltà al Vangelo? Per innescare la discussione si potrebbe parlare di una sorta di «parlamento ecclesiale».

In Germania dopo il primo incontro del Cammino sinodale è sorta grande preoccupazione tra un piccolo numero di vescovi. La struttura gerarchica della Chiesa secondo loro sarebbe già tradita dal processo sinodale con la sua disposizione dei posti. Sostengono sia peggio di quanto temessero. Tali dichiarazioni non fanno altro che rendere evidente come questo gruppetto continui a respingere nei fatti il primo capitolo della Lumen gentium, e come la costituzione conciliare sulla Chiesa inizi per loro con il secondo capitolo.

Ideologi e pastori

Ma almeno si è mosso qualcosa in una Chiesa locale. E questo è già buono in sé. Sotto i nostri occhi si sta svolgendo una disputa interessante tra ideologi e pastori. Gli ideologi chiedono di mettere in sicurezza la forma tradizionale della Chiesa (non la Chiesa!); gli altri, che chiamo pastori, cercano delle strade per far sì che si dia ascolto alla sete di Gesù anche ai nostri giorni. E questo è anche il conflitto che si sta attualmente svolgendo nei cortili del Vaticano. Anche lì gli ideologi invitano i pastori a proteggere la tradizione preservandola. Ma l’essenza della tradizione rimane fedele a se stessa solo attraverso la storia e cantando nelle melodie delle culture. Gli ideologi musealizzano la tradizione, i pastori cercano di liberarne la vitalità dalle catene degli interessi di potere clericale e dalle forme tramandate dalla storia.

In Austria silenzio di tomba

A differenza della Germania, nella Chiesa austriaca c’è un silenzio di tomba. Il movimento che è stato innescato nella Chiesa confinante non ha raggiunto la nostra Chiesa nemmeno in onde lievi. Nemmeno l’Azione cattolica si è fatta sentire, anche se dovrebbe avere un interesse urgente a porre fine al clericalismo feudale storico e all’umiliazione strutturale permanente dei membri del santo popolo di Dio.

In particolare pare che non si debba parlare della possibilità di trovare nuovi modi per risolvere la mancanza di preti in comunità davvero vive e affamate di eucaristia. Se si fosse fatto, come i vescovi dell’Amazzonia, già da molto tempo avrebbero potuto fare proposte coraggiose. Significativamente la Conferenza episcopale ha di fatto messo la museruola ai suoi membri sul Sinodo amazzonico: un candidato vescovo che si era espresso in merito ha dovuto ritirare la sua dichiarazione dopo un incontro con il nunzio.

Spirito di forza, non di timidezza

Vale ancora quanto affermato qualche tempo fa dal card. Christoph Schönborn: «Per trent’anni noi vescovi siamo stati troppo poco coraggiosi»? Perché Dio ha dato anche ai nostri vescovi, con l’ordinazione, «non … uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza» (2Tm 1,7). Non dovrebbero fare proposte al papa solo quando altri vescovi da qualche altra parte hanno spianato la strada: cosa che sicuramente succederà. «Allora anche noi non taceremo», come ha affermato il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca Franz-Josef Bode in un documentario diffuso dalla TV tedesca.

 

 

L’intervento, che pubblichiamo in una nostra traduzione dal tedesco, è apparso sul blog di Paul M. Zulehner il 5 febbraio 2020.

Paul Michael Zulehner

teologo

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