Il discorso pronunciato sabato 15 febbraio da papa Francesco all’apertura dell’Anno giudiziario del Tribunale dello Stato della città del Vaticano ha avuto probabilmente più risonanza presso l’opinione pubblica laica che presso gli osservatori ecclesiali. Il rapporto con i beni rimane uno dei punti sui quali viene misurata la credibilità delle istituzioni ecclesiastiche, e a tale rapporto il papa si è chiaramente riferito quando, in tale occasione, ha fatto riferimento all’impegno della Santa Sede per contrastare l’illegalità finanziaria a livello internazionale, riuscendo a portare alla luce «situazioni finanziarie sospette» che «mal si conciliano con la natura e le finalità della Chiesa». L’intervento di Francesco merita tuttavia di essere letto nel suo insieme, anche perché né lui né i suoi predecessori erano mai stati presenti a questa cerimonia, che si ripete da 91 anni. Lo riproduciamo qui prendendolo dal sito ufficiale della Santa Sede (le sottolineature sono nostre).

Illustri signori,
sono lieto di incontrarvi, così numerosi, alla cerimonia di apertura dell’Anno giudiziario.
So che molti di voi sono impegnati in istituzioni preposte alla amministrazione della giustizia e alla tutela dell’ordine pubblico. Proprio per questo il vostro lavoro assume un valore prezioso, perché è garanzia non solo di ordine, ma soprattutto di responsabilità nella qualità delle relazioni interpersonali vissute nel nostro territorio.

 

Il Vangelo e le virtù cardinali

Vi chiedo di perseguire, con sempre più convinzione, la via della giustizia, come via che rende possibile un’autentica fraternità in cui tutti sono tutelati, specie i più deboli e fragili.
Il primo punto che vorrei sottolineare in questo incontro è il Vangelo. Esso ci insegna uno sguardo più profondo rispetto alla mentalità modana, e ci mostra che la giustizia proposta da Gesù non è un semplice insieme di regole applicate tecnicamente, ma una disposizione del cuore che guida chi ha responsabilità.
La grande esortazione del Vangelo è quella di instaurare la giustizia innanzitutto dentro di noi, lottando con forza a emarginare la zizzania che ci abita. Per Gesù è da ingenui pensare di riuscire a togliere ogni radice di male dentro di noi senza danneggiare anche il grano buono (cf Mt 13,24-30). Ma la vigilanza su noi stessi, con la conseguente lotta interiore ci aiuta a non lasciare che il male prenda il sopravvento sul bene.
Davanti a questa situazione nessun ordinamento giuridico potrebbe salvarci. In questo senso invito ciascuno a sentirsi coinvolto non solo in un impegno esterno che riguarda gli altri, ma anche in un lavoro personale dentro ognuno di noi: la nostra personale conversione. È solo questa la giustizia che genera giustizia!
C’è però da dire che la giustizia da sola non basta, ha bisogno di essere accompagnata anche dalle altre virtù, soprattutto quelle cardinali, quelle che fungono da cardine: la prudenza, la fortezza e la temperanza. 
La prudenza, infatti, ci dà la capacità di distinguere il vero dal falso e ci consente di attribuire a ciascuno il suo.
La temperanza come elemento di moderazione ed equilibrio nella valutazione dei fatti e delle situazioni ci rende liberi di decidere in base alla nostra coscienza.
La fortezza ci consente di superare le difficoltà che incontriamo, resistendo alle pressioni ed alle passioni. In special modo a voi può esservi di aiuto nella solitudine che spesso sperimentate nel prendere delle decisioni complesse e delicate.
Per favore, non dimenticate che nel vostro impegno quotidiano vi trovate spesso di fronte a persone che hanno fame e sete di giustizia, persone sofferenti, talora in preda ad angosce e disperazione esistenziale.
Al momento di giudicare dovete essere voi, scavando nella complessità delle vicende umane, a dare risposte giuste, coniugando la correttezza delle leggi con il di più della misericordia insegnataci da Gesù. Infatti, la misericordia non è la sospensione della giustizia, ma il suo compimento (cf Rm 13,8-10), perché riporta tutto in un ordine più alto, dove anche i condannati alle pene più dure trovano il riscatto della speranza.
È un compito, quello di giudicare, che richiede non solo preparazione ed equilibrio, ma anche passione per la giustizia e consapevolezza delle grandi e doverose responsabilità legate al giudizio.
Il vostro compito non può trascurare l’impegno costante a comprendere le cause dell’errore, e la fragilità di chi ha violato la legge.

 

Le leggi e i valori

Un secondo punto della nostra riflessione sulla giustizia è costituito dalle leggi che regolano i rapporti interpersonali e dunque la loro legalità, ma anche dai valori etici che ne fanno da sfondo.
A questo proposito, la legislazione vaticana ha subito, soprattutto nell’ultimo decennio, e in particolare nel settore penale, significative riforme rispetto al passato.
Alla base di queste importanti modifiche non vi è stata solo una naturale esigenza di ammodernamento, ma anche e soprattutto la necessità di rispettare impegni internazionali che la Santa Sede ha assunto anche per conto dello Stato Vaticano. Impegni riguardanti soprattutto la protezione della persona umana, minacciata nella sua stessa dignità, e la tutela dei gruppi sociali, spesso vittime di nuove, odiose, forme di illegalità.
Lo scopo principale di queste riforme va, dunque, inserito all’interno della missione della Chiesa, anzi fa parte integrante ed essenziale della sua attività ministeriale. Ciò spiega il fatto che la Santa Sede si adoperi per condividere gli sforzi della comunità internazionale per la costruzione di una convivenza, giusta ed onesta, e soprattutto attenta alle condizioni dei più disagiati e degli esclusi, privati di beni essenziali, spesso calpestati nella loro dignità umana e ritenuti invisibili e scartati.
Per dare concretezza a questo impegno, la Santa Sede ha avviato un processo di conformazione della propria legislazione alle norme del diritto internazionale e, sul piano operativo, si è impegnata in modo particolare a contrastare l’illegalità nel settore della finanza a livello internazionale.
A tal fine, ha alimentato rapporti di cooperazione e condivisione di politiche ed iniziative di contrasto, creando presidi interni di sorveglianza e di intervento capaci di effettuare severi ed efficaci controlli.
Tali azioni hanno recentemente portato alla luce situazioni finanziarie sospette, che al di là della eventuale illiceità, mal si conciliano con la natura e le finalità della Chiesa, e che hanno generato disorientamento e inquietudine nella comunità dei fedeli.
Si tratta di vicende all’attenzione della magistratura, e devono essere ancora chiarite nei profili di rilevanza penale. Su di esse perciò non ci si può pronunciare in questa fase.
In ogni caso, premessa la piena fiducia nell’operato degli Organi giudiziari ed investigativi, e fermo restando il principio della presunzione di innocenza delle persone indagate, un dato positivo è che proprio in questo caso, le prime segnalazioni sono partite da autorità interne del Vaticano, attive, sia pure con differenti competenze, nei settori della economia e finanza. Questo dimostra l’efficacia e l’efficienza delle azioni di contrasto, così come richiesto dagli standard internazionali.

 

I giudici siano persone giuste

La Santa Sede è fermamente intenzionata a proseguire nel cammino intrapreso, non solo sul piano delle riforme legislative, che hanno contribuito ad un sostanziale consolidamento del sistema, ma anche avviando nuove forme di cooperazione giudiziaria sia a livello di organi inquirenti che di organi investigativi, nelle forme previste dalle norme e dalla prassi internazionale.
In questo campo si è distinto anche il Corpo della Gendarmeria per la sua attività investigativa a supporto dell’Ufficio del Promotore di Giustizia.
Occorre rilevare che le pur apprezzabili riforme introdotte nel tempo e che stanno dando concreti risultati, restano comunque ancorate e dipendenti dall’operato dell’uomo.
E, infatti, al di là delle specificità dei materiali normativi di cui disponga, chi è chiamato alla funzione di giudicare, deve comunque operare secondo criteri umani, prima ancora che giuridici, perché la giustizia, come ricordavo prima, non scaturisce tanto dalla perfezione formale del sistema e delle regole, quanto dalla qualità e rettitudine delle persone, in primis dei giudici.
Occorre, dunque, una particolare attitudine degli operatori, non solo sul piano intellettuale, ma anche morale e deontologico. In questo senso, la promozione della giustizia richiede il contributo da parte di persone giuste.
Possono aiutarci qui le parole esigenti e forti di Gesù: “Con la misura con cui giudicate, sarete giudicati” (cf. Mt 7,2). Il Vangelo ci ricorda che i nostri tentativi di giustizia terrena hanno sempre come orizzonte ultimo l’incontro con la giustizia divina, quella del Signore che ci aspetta. Queste parole non devono spaventarci, ma solo spronarci a compiere il nostro dovere con serietà e umiltà.  
Vorrei concludere esortandovi a continuare nella realizzazione della vostra vocazione e missione essenziale nello sforzo quotidiano di stabilire la giustizia.
Impegnatevi nella consapevolezza delle vostre importanti responsabilità.
Aprite spazi e nuovi percorsi per attuare la giustizia a vantaggio della promozione della dignità umana, della libertà, in definitiva, della pace.
Sono certo che onorerete questo impegno, e prego perché il Signore vi accompagni in questo vostro cammino. E vi chiedo di pregare anche per me. Grazie.
E chiediamo insieme, prima della benedizione, la protezione della Madonna: che come Madre ci aiuti in questo impegno di giustizia.
Ave o Maria, …

Guido Mocellin

Giornalista

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