2003: la SARS, i diritti umani e la vita liturgica

Nei primi mesi del 2003, cioè diciassette anni, fa l’emergenza sanitaria con epicentro in Cina e diffusione mondiale si chiamava SARS (acronimo di Sindrome respiratoria severa acuta). Il Regno dedicò all’argomento due articoli.

In una prima cronaca dei fatti, Maria Elisabetta Gandolfi sottolineava i problemi che l’epidemia sollevò in relazione ai diritti umani, evidenziando «il caro prezzo che la Cina deve pagare alla tradizionale politica coercitiva del Partito comunista, che nega ai propri cittadini e al mondo le informazioni considerate imbarazzanti e che potrebbero sminuire limmagine di paese aperto ai turisti e al commercio, ma non alla libertà. I leader di partito scoprono che «l’interconnessione della salute globale» e il diritto all’informazione che la globalizzazione dei mercati ha aperto obbligano a un certo grado di trasparenza; essi scoprono inoltre che non si può aderire allOrganizzazione mondiale del commercio e bandire lOrganizzazione mondiale della sanità, in quanto microchips e microbi viaggiano sul medesimo aereo». 

Fu coinvolto in questa vicenda anche il medico e microbiologo italiano Carlo Urbani (nella foto).

 

Tutta concentrata invece sulle conseguenze che l’epidemia riversò sulla vita liturgica e sacramentale della Chiesa di Hong Kong la corrispondenza inviataci all’epoca da Gianni Criveller. Da segnalare in particolare la misura che disponeva, per le confessioni, l’assoluzione generale, che l’autore commentava così: «I fedeli hanno vissuto questo rito con evidente emozione, qualcuno con le lacrime, con la consapevolezza di stare vivendo una situazione davvero inedita e grave. La stessa lettura del decreto del vescovo, con il linguaggio canonico che ne specificava le condizioni, conferiva un tono solenne e straordinario al rito. (…) È stata una vera catechesi su temi che sono ormai trascurati o taciuti nella predicazione: lesistenza del peccato grave, la necessità di confessarsi prima di accedere alleucaristia, il rapporto tra riconciliazione ed eucaristia. A mio parere, lungi dal diminuire limportanza della confessione individuale, il rito comunitario ne ha sottolineato limportanza, rinviando a esso per la pratica sacramentale normale».

Guido Mocellin

giornalista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap