Il vescovo Angelo Scola ha sottolineato opportunamente, in un momento difficile per tutto il paese, alle prese con l’emergenza Coronavirus, il volto benevolo del Dio dei cristiani.

Lo ha fatto in un’intervista a Repubblica. «Dio vuole il nostro bene, ci ama e ci è vicino. Il rapporto con lui è da persona a persona, è un rapporto di libertà».

Il Dio di Gesù Cristo – ha spiegato a chi sostiene che dietro la propagazione dell’epidemia ci sia un castigo divino – è un Dio di salvezza che vuole il bene. Non un Dio vendicativo. Dunque nessun castigo: «Dio conosce e prevede gli avvenimenti ma non li determina. Quando gli chiedono se le diciotto persone morte sotto il crollo della torre di Siloe abbiano particolari colpe Gesù smonta la questione: “No, io vi dico, non erano più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme”. Per i cristiani Dio comunica attraverso le circostanze e i rapporti. Anche da questa circostanza potrà emergere un bene per noi. Fra i tanti insegnamenti la necessità di imparare a stare nella paura portandola a un livello razionale»

E’ dunque un Dio vicino a chi soffre.

La nostra fede ci chiama non solo alla visione misericordiosa di Dio, ma all’etica della responsabilità. Responsabilità che consente, di fronte a un’emergenza, di assumere quei provvedimenti che possano impedire la sofferenza o almeno limitarla.  
«Sono contento del comunicato dei vescovi lombardi che accompagnano il popolo di Dio in questa fase – ha detto Scola -. Ci è chiesto di fare come durante la quaresima ambrosiana nella quale il venerdì si rinuncia all’eucaristia. E così si comprende meglio, nella mancanza, il valore del ricevere il Signore».

Gianfranco Brunelli

direttore de “Il Regno”

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