Stiamo alle regole, ma le messe feriali tornino al più presto

Riprendiamo dal blog di Luigi Accattoli la sua lettura del recente comunicato della CEI in tema di Coronavirus.

Il nuovo decreto del governo sul Coronavirus – adottato il 2 marzo sera – conferma le limitazioni alle attività religiose e all’apertura dei luoghi di culto già in precedenza adottate per la zona rossa e per le regioni e le province più colpite. Nel riassumere le decisioni, un comunicato della CEI afferma che per le zone più colpite «sono escluse durante la settimana le messe feriali». Riporto l’intero comunicato e alla fine svolgo una mia interpretazione sul sacrificio comportato dalla rinuncia alle messe: è doveroso rispettare le indicazioni delle autorità, perché il rischio è grande, ma si dovrà fare di tutto – anche mostrando capacità di rispetto delle direttive che vengono date – per ottenere che l’autorizzazione alle messe torni al più presto.

 

Escluse le messe

«Nella serata di domenica 1° marzo il governo ha emanato un nuovo decreto per contrastare la diffusione del Coronavirus. Alla luce delle indicazioni del Comitato scientifico e tecnico, le misure resteranno valide fino a domenica 8 marzo e sono modulate su tre livelli: a) i paesi più colpiti; b) le loro province (Bergamo, Cremona, Lodi, Pesaro, Piacenza, Savona, Urbino) e regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna); c) l’intero territorio nazionale.

Nelle tre regioni sono stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone; sono escluse durante la settimana le messe feriali».

 

Patriarca Moraglia

«Ferisce il cuore dei pastori, delle comunità e di tutti i fedeli il non poter celebrare insieme la Santa Messa», scrive in un messaggio rivolto ieri alla diocesi il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, che sottolinea come questa condizione vada comunque letta come «un atto di responsabilità civica e di attenzione alle esigenze della collettività e del bene comune».

 

Arcivescovo Delpini

«L’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus», ha spiegato l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nell’omelia della messa di ieri, trasmessa in televisione e via streaming, dove ha chiesto di «dedicare, in questo momento in cui non è senza pericolo radunarsi in assemblea, lo stesso tempo che si dedicherebbe alla messa al silenzio, alla meditazione della parola di Dio, alla preghiera», così da trasformare anche questa situazione in un «momento favorevole».

 

Cardinale Zuppi

«In fondo il virus è un male comune e ci aiuta a capire che solo amando il bene comune, e facendone parte, trasformeremo queste avversità in un’occasione preziosa per essere più vicini a tante fragilità che stanno intorno a noi», fa eco da Bologna il card. Matteo Zuppi, in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera. «Questa rinuncia forzata deve aiutarci a capire il dono che abbiamo ricevuto, a farci vivere la ricchezza della nostra fede in modo più consapevole quando torneremo, speriamo presto, alla vita ordinaria».

 

Cardinale Bassetti

Non è mancato in questi giorni un dialogo serrato tra la Segreteria generale della CEI e le istituzioni del paese, in cui si sono condivise la preoccupazione per la salute di tutti e la collaborazione per ridurre smarrimenti e paure e, nel contempo, sono state rappresentate le attese delle comunità cristiane.

«A questo punto, il pieno rispetto delle disposizioni governative esprime la doverosa disponibilità a condividere fino in fondo le difficoltà che il Paese sta attraversando», commenta il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI : «è il momento di una corresponsabilità nella quale la Chiesa porta il suo contributo di preghiera, di speranza e di prossimità. Questa prova deve poter costituire un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella». Roma, 2 marzo 2020».

 

Mia nota

Segnalo due elementi del comunicato della CEI: il penultimo capoverso che dà conto del «dialogo serrato» tra CEI e governo sulle indicazioni riguardanti i luoghi e le attività di culto e il fatto che venga data la parola ai presidenti delle conferenze episcopali delle tre regioni maggiormente interessate e al presidente dell’intera conferenza episcopale.

Il dialogo ha riguardato in particolare le messe feriali. Mi risulta che sono state le autorità sanitarie – più che quelle governative – a insistere sulla necessità di prolungarne il divieto facendo presente che il momento dell’assemblea liturgica comporta comunque l’avvicinamento tra le persone con l’esposizione oggettiva al rischio del contagio. Altra cosa è la chiesa aperta per la preghiera individuale. Questo è il paragrafo del decreto su tale aspetto: «L’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro». Leggendo uno concluderebbe che tale prudenza sia mantenibile anche con le messe feriali: e invece no, le messe ricadono sotto la categoria delle «attività» sospese. Due paragrafi prima il decreto inserisce tra quelle anche le «cerimonie religiose».

La voce concorde dei tre presidenti delle conferenze regionali (Moraglia, Delpini, Zuppi) e del presidente della conferenza nazionale (Bassetti) sta a indicare che al momento il sentimento e le direttive collegiali sono convergenti nell’accettazione delle misure disposte dalle autorità e nell’esortazione a percepirle nella loro serietà. Personalmente condivido quel sentimento e quelle direttive e mi impegno a favorire la loro condivisione. I rischi che abbiamo davanti sono alti e un comportamento responsabile potrà aiutare al superamento dell’emergenza e al ritorno al più presto delle messe feriali. Che mi sono care.

Luigi Accattoli

Giornalista

Un pensiero riguardo “Stiamo alle regole, ma le messe feriali tornino al più presto

  • 21 Marzo, 2020 in 2:57 pm
    Permalink

    Concordo!
    Queste decisioni sono anche un gesto d’amore, appunto,per il bene comune.
    .

    Risposta

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