Card. Parolin: «riscoprire il primato della Parola»

Le Chiese sono aperte per la preghiera personale, ma le liturgie sono sospese. In questo tempo di emergenza Covid-19, però, tutti i credenti possono «pregare con la Parola di Dio. Leggere, contemplare, accogliere la Parola che viene. Dio ha riempito con la sua Parola il vuoto che ci spaventa in queste ore. In Gesù Dio si è comunicato, Parola piena e definitiva. Non dobbiamo semplicemente riempire il tempo, ma ricolmarci della Parola». Lo ha ricordato  Il Segretario di Stato Vaticano, cardinal Pietro Parolin, in una intervista con i media vaticani.

La solitudine è una delle conseguenze a cui sono costrette milioni di persone, chiuse nelle proprie case, per evitare il diffondersi del contagio. Ma il dramma ancora più evidente nei parenti di persone malate o in chi sta soffrendo per un lutto. «Ho letto e ascoltato racconti drammatici e commoventi» ha detto il card. Parolin appellandosi alla solidarietà di medici e infermieri, di chi è impegnato nelle corsie degli ospedali. «Quando purtroppo non è possibile la presenza del sacerdote al letto di chi è in punto di morte – ha spiegato il segretario di Stato –, ogni battezzata e ogni battezzato può pregare e portare conforto, in forza del sacerdozio comune ricevuto con il Sacramento del Battesimo. È bello ed evangelico immaginare in questo tempo difficile, che in un qualche modo, anche le mani dei medici, degli infermieri, degli operatori sanitari, che ogni giorno consolano, guariscono o accompagnano nell’ultimo momento di vita questi malati, diventino le mani e le parole di tutti noi, della Chiesa, della famiglia che benedice, saluta, perdona e consola. È la carezza di Dio che sana e dà vita, anche quella eterna».

Davanti alla diffusione del contagio i Paesi sviluppati hanno messo in moto una straordinaria macchina organizzativa per affrontare la crisi sanitaria. Ma i Paesi meno sviluppati non hanno la forza per assicurare le cure necessarie alla popolazione, come ha fatto notare nell’intervista il card. Parolin, invocando una «solidarietà internazionale» da parte di tutti gli Stati.

«Nonostante l’emergenza, nonostante la paura, è il momento di non chiuderci in noi stessi. Ce ne stiamo purtroppo rendendo conto in questi giorni: problemi e drammi che consideravamo lontani dalle nostre vite, hanno bussato alla nostra porta. È un’occasione per sentirci più uniti e far crescere lo spirito di solidarietà e condivisione fra tutti i Paesi, fra tutti i popoli, fra tutti gli uomini e le donne del nostro mondo. Da questa emergenza nasceranno difficoltà e cambiamenti profondi. Abbiamo bisogno che chi ha responsabilità politiche le eserciti oltre l’egoismo del proprio interesse, personale, di gruppo, nazionale, ma sappia guardare con sapienza e con responsabilità, secondo valori di libertà e di giustizia, al bene comune».

 

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