Creativi nella conversione Papa Francesco e la pandemia da Coronavirus

«Quello che stiamo vivendo è un luogo di metanoia, di conversione, e ne abbiamo l’opportunità». Corre su questa chiave interpretativa l’intervista che papa Francesco ha concesso ad Austin Ivereigh per l’inglese The Tablet e per la statunitense Commonweal, e che è comparsa la anche sullo spagnolo ABC (si tratta della versione originale) e sull’italiana La Civiltà cattolica. L’intervista è a tema, e il tema è quello oggi in capo a qualsiasi agenda, pubblica o privata: la pandemia da Coronavirus.

 

Prega e pensa alla gente

L’intervista presenta un crescendo, dove ritornano molte delle sottolineature che egli ha già offerto nelle varie occasioni pubbliche in cui è intervenuto sulla pandemia. Il papa parte dalla vita quotidiana e personale: «Manteniamo le misure stabilite dalle autorità sanitarie. (…) Prego di più, perché credo di doverlo fare, e penso alla gente». Si interroga sulle sue responsabilità, «attuali e nel dopo che verrà. Quale sarà, in quel dopo, il mio servizio come vescovo di Roma, come capo della Chiesa?». E sulla Chiesa tornerà, con parole forti, nella parte finale dell’intervista. Frattanto confessa che sta vivendo questo momento «con molta incertezza» e fa riferimento, per la prima volta, a un concetto che tornerà in tutte le sue risposte: «È un momento di creatività».

 

Il pastore non si protegga troppo

«Avere cura dell’ora, ma per il domani. Tutto questo con creatività. Una creatività semplice, che tutti i giorni inventa qualcosa. In famiglia non è difficile scoprirla. Ma non bisogna fuggire, cercare evasioni alienanti, che in questo momento non sono utili», dice infatti nella risposta successiva, dopo aver raccomandato – citando I Promessi sposi e l’Eneide – che il pastore stia accanto al popolo di Dio, «che non si protegga troppo».

 

Sacrificare non è normale

Sollecitato a giudicare le politiche messe in atto dai governi in risposta alla crisi, Francesco, pur apprezzando le «priorità ben definite» date in alcuni paesi a difesa della popolazione, sottolinea che esse hanno messo ancor più in evidenza «che tutto il nostro pensiero, ci piaccia o non ci piaccia, è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale. Una politica della cultura dello scarto». E rammenta come già l’Humanae vitae di Paolo Vi fosse «anticipatoria del neomalthusianismo che stava preparandosi in tutto il mondo».

 

Dall’abuso della natura alla contemplazione

«Questa crisi ci tocca tutti, ricchi e poveri», prosegue il papa incrociando la raccomandazione a «recuperare la memoria» con la ripresa dei temi forti della Laudato si’. «Non dovremo perdere la memoria una volta passata la situazione presente, non dovremo archiviarla e tornare al punto di prima», dice ricordando i precedenti di una «memoria selettiva». È il momento «di passare dall’uso e dall’abuso della natura alla contemplazione», e in tale contemplazione «vedere il povero», restituire ai poveri l’umanità, come stanno facendo oggi «medici, volontari, religiose, sacerdoti, operatori» e tutti coloro che «svolgono i loro doveri». Tra i poveri colpiti dalla pandemia il papa vede prima di tutto gli anziani, ai quali torna a rivolgere una parola biblica a lui cara: «So che sentite la morte vicina e avete paura, ma volgete lo sguardo dall’altra parte, ricordate i nipoti e non smettete di sognare. È questo che Dio vi chiede: di sognare».

 

La Chiesa, istituzione creativa

Ed ecco come cambia in questi tempi, secondo Francesco il modo di essere della Chiesa: «La Chiesa è istituzione», afferma con forza, e sognare una Chiesa «deistituzionalizzata» o «anarchica» è «una tentazione». Ma poiché «a rendere la Chiesa istituzione è lo Spirito Santo», la Chiesa che deve uscire da questa crisi è una Chiesa che ha imparato a vivere «in tensione tra il disordine e l’armonia provocati dallo Spirito Santo», che «deistituzionalizza quello che non serve più e istituzionalizza il futuro della Chiesa». E raccontando di un vescovo italiano che, afflitto, gli ha chiesto consiglio su come si potesse impartire l’assoluzione ai malati in isolamento, conclude: «La Chiesa è la libertà dello Spirito in questo momento davanti a una crisi, e non una Chiesa rinchiusa nelle istituzioni». Anche chiusi in casa: «Abbiamo bisogno di creatività apostolica, creatività purificata da tante cose inutili, ma con nostalgia di esprimere la fede in comunità e come popolo di Dio».

Guido Mocellin

Giornalista

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