Riprendiamo dal blog di Luigi Accattoli un post di commento alla presentazione dei titoli papali nel nuovo Annuario pontificio.

L’Annuario pontificio 2020 innova sui titoli del papa: Francesco viene presentato con il solo appellativo di vescovo di Roma mentre gli altri sette titoli – tra i quali «vicario di Cristo» – sono posti in calce alla pagina sotto la dicitura «Titoli storici». Nei commenti metto il dettaglio della notizia, la reazione di protesta dei tradizionalisti e la mia opinione che rimanda a un suggerimento della Commissione teologica internazionale – sessione del 1970.

 

La novità dell’Annuario

Il 25 marzo viene pubblicato l’Annuario pontificio 2020 che presenta una novità sui titoli del papa. Nella pagina con la foto al nome Francesco segue – come in precedenza – il solo titolo «vescovo di Roma». Sul retro di questa pagina fino all’edizione dell’anno scorso la biografia di Jorge Mario Bergoglio era preceduta dai titoli «Vicario di Gesù Cristo / Successore del Principe degli Apostoli / Sommo Pontefice della Chiesa Universale / Primate d’Italia / Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana / Sovrano dello Stato della Città del Vaticano / Servo dei Servi di Dio». Nel nuovo Annuario questi titoli sono sotto la biografia, separati da essa con una linea di demarcazione, introdotti dalla dicitura «Titoli storici». Interrogato dai giornalisti il portavoce Matteo Bruni ha detto che la locuzione «titoli storici» indica «il legame con la storia del papato». Ossia, che si tratta di titoli che segnalano la continuità della considerazione unica che la figura del papa ha avuto nei secoli.

 

Per Viganò è «gravissimo»

Per le reazioni di critica alla novità dell’Annuario riporto quella dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, che prendo dal blog di Aldo Maria Valli alla data del 4 aprile: «Un gesto quasi di sfida – verrebbe da dire – in cui Francesco trascende ogni titolo; o peggio: un atto di ufficiale modifica del papato, con il quale egli non si riconosce più custode, ma diventa padrone della Chiesa, libero di demolirla dall’interno senza dover rispondere ad alcuno. Un tiranno, insomma. Non sfugga ai pastori e ai fedeli la portata di questo gravissimo gesto, con il quale il dolce Cristo in terra – come santa Caterina chiamava il papa – si svincola dal proprio ruolo di vicario per proclamarsi, in un delirio di orgoglio, monarca assoluto anche rispetto a Cristo. Ci avviciniamo ai giorni sacri della Passione del Salvatore, che inizia nel Cenacolo con il tradimento di uno dei Dodici; non è illegittimo chiedersi se le parole di comprensione con cui il 16 giugno 2016 Bergoglio ha cercato di riabilitare Giuda non fossero un goffo tentativo di discolpa anche per se stesso».

 

Quello che Congar riferì

Credo che per intendere questa novità sui titoli papali occorra tener presente un suggerimento venuto dalla Commissione teologica internazionale, così riferito da Yves Congar nell’articolo «Titoli dati al Papa» pubblicato da Concilium 11(1975) 8, 75-88: «La Commissione teologica internazionale, nella sessione del 1970, ha raccomandato quasi all’unanimità di evitare titoli che rischiano di essere fraintesi, come per esempio Capo della Chiesa, Vicario di Cristo, Sommo Pontefice; e ha raccomandato di usare invece: Papa, Santo Padre, Vescovo di Roma, Successore di Pietro, Pastore supremo della Chiesa».

 

Francesco preferisce «vescovo di Roma»

La preferenza di Francesco per il titolo di «vescovo di Roma», risalente all’inizio del pontificato, e quest’ultima riaffermazione di quella preferenza consegnata al nuovo Annuario vanno poste in relazione al suggerimento della Commissione teologica internazionale che ho appena richiamato: papa Bergoglio la fa sua e rimodula conseguentemente l’uso dei titoli ricevuti dalla tradizione. Questo vuol dire che Francesco non si considera «vicario di Cristo»? No, non credo sia questa la sua intenzione. Quel titolo ha due valenze: una che può essere riferita a ogni vescovo, un’altra che partendo da quella comunanza è poi divenuta esclusiva. Francesco l’accetta nella prima valenza, che l’avvicina agli altri vescovi; ma preferisce non usare quel titolo, pur storicamente significativo, perché al momento suona come un distacco della figura papale rispetto agli altri vescovi. Un’altra riprova, questa, della sua preferenza per il titolo di «vescovo di Roma», che appunto l’avvicina agli altri successori degli apostoli: primo tra loro, ma uno di loro.

 

Tutti i vescovi sono «vicari di Cristo»

Nel testo citato sopra Congar ricorda che nella Chiesa antica il titolo di «vicario di Cristo» era attribuito a tutti i vescovi e documenta come quest’uso largo si sia mantenuto dal V al XII secolo, finendo poi con l’essere progressivamente ristretto al vescovo di Roma. Segnala poi come il Vaticano II nella costituzione Lumen gentium recepisca il titolo papale di «vicario di Cristo» ma attribuisca questo titolo anche ai vescovi. Per questa ripresa dell’uso antico rimanda, in particolare, al capitolo III della costituzione. «Dalla tradizione infatti, quale risulta specialmente dai riti liturgici e dall’uso della Chiesa sia d’Oriente che d’Occidente, consta chiaramente che dall’imposizione delle mani e dalle parole della consacrazione è conferita la grazia dello Spirito Santo ed è impresso il sacro carattere in maniera tale che i vescovi, in modo eminente e visibile, tengono il posto dello stesso Cristo maestro, pastore e pontefice, e agiscono in sua vece» (n. 21). «I vescovi reggono le Chiese particolari a loro affidate come vicari e legati di Cristo, col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà, della quale però non si servono se non per edificare il proprio gregge nella verità e nella santità, ricordandosi che chi è più grande si deve fare come il più piccolo, e chi è il capo, come chi serve (cf. Lc 22,26-27). Questa potestà, che personalmente esercitano in nome di Cristo, è propria, ordinaria e immediata, quantunque il suo esercizio sia in ultima istanza sottoposto alla suprema autorità della Chiesa» (n. 27).

 

Per evitare di dire troppo

Nell’uso del titolo di «vicario di Cristo» per il papa si deve tener conto del fatto che esso in origine si applicava al vescovo di Roma in quanto veniva dato a ogni vescovo: e in tal senso lo dovremmo intendere anche oggi, altrimenti esso dice troppo. Ed è per evitare di dire troppo che Francesco lo ha collocato tra i «titoli storici».

Luigi Accattoli

Vaticanista

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