Mons. Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia settentrionale, è morto a Roma il 12 aprile scorso, domenica di Pasqua, dopo lunga malattia. Veneto, 75 anni, missionario comboniano, ha svolto il suo apostolato in Egitto e Sudan prima che Benedetto XVI lo chiamasse all’episcopato per affidargli, nel 2005, il vicariato apostolico del Kuwait e successivamente, nel 2011, quello, di nuova costituzione, dell’Arabia settentrionale, comprendente, oltre al Kuwait, anche l’Arabia Saudita, il Qatar e il Bahrein. Profondo conoscitore del mondo musulmano e personalità di primo piano di una Chiesa largamente minoritaria, quella dell’area del Golfo, è sempre stato in stretti rapporti con Il Regno, nel cui archivio compaiono numerosi i suoi testi e le sue interviste. Lo ricordiamo con stima e affetto ripubblicando ampi stralci di una lettera in cui, a inizio 2003, raccontava con emozione del suo Natale in quegli Emirati arabi in cui, di lì a poco, sarebbe stato chiamato a svolgere il servizio episcopale.

Natale negli Emirati arabi

Sono stato invitato a predicare un ritiro spirituale ai giovani, durante le vacanze natalizie, nell’emirato arabo di Dubai. Sono partito una decina di giorni prima di Natale per conoscere meglio quelle zone e per alcune conferenze alle suore comboniane che lavorano nell’emirato di Dubai e in quello di Fujairah. Erano molti anni che desideravo conoscere quel tipo di paesi arabi che non avevo mai visto e quest’anno mi è stata offerta questa possibilità, che, ovviamente, non mi sono lasciato sfuggire.

Ho potuto visitare tre emirati: Abu Dhabi, Dubai e Fujairah. Tutti e tre sono molto interessanti. Assieme ad altri quattro emirati formano l’Unione degli Emirati arabi. Abu Dhabi è l’emirato principale e capitale dell’Unione. Tuttavia, i vari emirati sono indipendenti tra loro e ognuno è governato da uno sceicco. Abu Dhabi è probabilmente l’emirato più ricco, grazie al petrolio. Stanno attualmente costruendo una meravigliosa isola artificiale nel mare, che attirerà molti turisti. L’ordine che vi regna è straordinario. Strade larghe e bellissime, ornate con fiori, piante e il tutto disposto con molto buon gusto. Non parliamo poi delle decine di palazzi di vetro, sede delle varie compagnie di petrolio. Mi sembrava di essere a New York. Mi è stato detto che lo sceicco spende bene i soldi del suo emirato usandoli per la sua gente. Ha costruito sia ad Abu Dhabi sia nell’emirato di Fujairah palazzi molto belli donati gratuitamente alla gente.

Dubai non ha petrolio ed è diventato ricco con il commercio. Perciò a Dubai si può trovare di tutto e a prezzi inferiori. Fujairah è un emirato più povero (è l’unico che si sporge sull’Oceano Indiano) e avrebbe petrolio ma riceve un sussidio da Abu Dhabi per non estrarlo.

Le suore comboniane hanno una comunità a Dubai, dove dirigono una grande scuola, 2.500 alunni, e un’altra a Fujairah, dove dirigono una scuola nuovissima, costruita secondo i criteri moderni, che può contenere fino a 1.500 alunni. (…)

 

La chiesa sempre piena

Nella parrocchia di Dubai ho svolto il ministero per Natale e capodanno. Alla messa di mezzanotte di Natale c’erano ben 20.000 persone. La chiesa, nuovissima e molto bella, ne contiene 4.000. Gli altri 16.000 erano fuori nel grande cortile e seguivano la messa attraverso i microfoni e i grandi schermi. C’erano in tutto 20.000 persone ma nei momenti di silenzio non si sentiva una mosca volare. Tutti erano molto composti e ordinati. A me è stata affidata l’omelia, in inglese. Alla fine il parroco mi ha chiesto di rivolgere alcune parole in arabo, cosa che ha fatto sussultare di gioia le suore irachene lì presenti. Per la comunione sono stati mobilitati tutti i 56 ministri straordinari dell’eucaristia, più una decina di suore. Alla messa di ogni giorno, alle 6.30 del mattino, c’erano sempre oltre 1.000 persone! L’ultimo dell’anno c’è stata un’ora di adorazione alle ore 20.30, seguita dalla messa alle ore 21.30. Non solo c’era la chiesa piena, con molti in piedi, ma moltissimi erano anche nel piazzale. Le dieci messe domenicali hanno sempre sulle 4.000 persone ognuna. Una suora comboniana messicana si occupa, oltre che della scuola affidata al suo ordine dal vescovo, anche del catechismo nella parrocchia: ha 3.500 ragazzi! Senza contare quelli di lingua araba, che sono oltre mille.

La parrocchia è servita da due sacerdoti indiani, un filippino, un libanese e il parroco, italiano, tutti cappuccini. Vi svolgono un lavoro meraviglioso. Gli 83 anni del parroco non sono per lui un impedimento per rispondere alle esigenze della parrocchia. Sia presso di loro che, ovviamente, presso le suore comboniane, ho trovato un’ospitalità molto fraterna.

Questi fedeli, in genere indiani e filippini, sono lì per lavoro, quindi sono tutti giovani. La vita è a volte molto difficile per loro, perché per avere il permesso di portare con sé la famiglia dal paese di origine devono guadagnare almeno 1.000 dollari al mese. Molti non raggiungono quel salario, per cui devono restare da soli, lontani dalla loro famiglia, magari per anni. Dopo la messa di mezzanotte di Natale sono uscito per fare gli auguri soprattutto a quelli che vedevo soli, senza nessuno. Ho visto che erano molti. (…)

 

I problemi sul tappeto

Ad Abu Dhabi sono andato solo per un giorno, per salutare il vescovo, mio amico da tanti anni. Anche là la stessa realtà, fedeli a migliaia e migliaia. (…) Ho parlato con il vescovo di alcuni problemi pastorali molto difficili, soprattutto in certi paesi dove la religione cristiana è proibita. L’apostolato in quei paesi è un rischio continuo. Anche altri problemi sono sul tappeto. Ogni anno il vescovo riunisce tutti i sacerdoti del Vicariato per alcuni giorni per discutere con loro il loro lavoro e le loro difficoltà.

Nell’emirato di Fujairah ho visitato la modernissima scuola che il vescovo ha costruito e che ha affidato alle suore comboniane. Pure la chiesa e la casa del parroco e delle suore sono bellissime. Mi è piaciuto molto quell’ambiente e vi sono ritornato una seconda volta perché volevo incontrare un’autorità araba importante, ma poi mi sono ridotto quasi solo a restare con il parroco, un sacerdote diocesano indiano, con il quale abbiamo parlato a lungo di tante cose e siamo diventati molto amici. Anche là ho svolto il ministero in inglese, sempre con grande soddisfazione.

Il 4 gennaio ho dovuto purtroppo fare ritorno in Cairo. Avevo vissuto uno dei più bei Natali della mia vita. Avevo incontrato una Chiesa visibile, viva e dinamica. Ora dovevo passare a qualcosa di molto meno attraente e di molto più arido: insegnare arabo!

Buon anno a tutti!

 

 

20 aprile 2020

p. Camillo Ballin mccj

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