In Italia è appena stato raggiunto un accordo, dopo lo scontro sfiorato nei giorni scorsi, tra la Conferenza episcopale italiana e il governo per la riapertura delle chiese alle cerimonie religiose pubbliche, mentre il paese entra nella «Fase 2» delle misure di contrasto all’epidemia di COVID-19.

Ma anche gli altri paesi europei stanno a poco a poco allentando le limitazioni alla possibilità di partecipare al culto, dopo quelli che si spera siano stati i mesi peggiori della pandemia. Abbiamo fatto una rassegna di diverse situazioni nel continente; i dati che riguardano i contagi sono ricavati da covid19.who.int.

 

Austria (15.621 casi dal 25 marzo)

Le cerimonie religiose saranno nuovamente possibili in Austria dal 15 maggio, attenendosi a misure di protezione molto dettagliate, elaborate dalla Conferenza episcopale. Per ogni partecipante devono essere disponibili 10m2 dell’area totale del locale, con una distanza minima di 2 m tra un fedele e l’altro. Obbligatoria la mascherina dai 6 anni in su. Le ostie devono essere coperte fino al momento della comunione, e chi le distribuisce – munito di mascherina – si deve disinfettare le mani subito prima. Sono omesse le formule «Il corpo di Cristo» e «Amen», e la particola si può dare solo in mano mantenendo la maggior distanza possibile tra chi distribuisce e chi riceve la comunione. Dopo la benedizione si conclude la celebrazione, senza annunci e avvisi. Nei giorni feriali si tengono solo liturgie della Parola.

 

Bielorussia (17.489 casi dal 28 febbraio)

Nel paese viene negata l’esistenza del virus, quindi non vi è alcuna misura di contenimento. È stato l’esarca ortodosso russo e metropolita di Minsk, Pawel Zaslawskij, a esortare tutti i membri della Chiesa ortodossa a conformarsi alle norme anti-coronavirus di Mosca, incluse celebrazioni senza il popolo, dato che l’epidemia ha già contagiato molti fedeli e membri del clero. La politica bielorussa ha finora ignorato la pandemia, ma il COVID-19 ha colpito anche la Bielorussia, da un lato economicamente, perché l’economia nazionale sta soffrendo per la chiusura delle frontiere e il crollo delle esportazioni, e dall’altro con un contagio stimato in 1.000 nuovi infetti al giorno, quindi ben maggiore dei dati ufficiali.

 

Francia (130.242 casi dal 24 gennaio)

Almeno fino a metà giugno non si potranno riprendere le celebrazioni pubbliche. Nel corso di un incontro via web con il presidente Macron, i vescovi e gli altri rappresentanti delle religioni avevano chiesto di ricominciare dall’11 maggio. Nei giorni scorsi vi erano state polemiche per l’interruzione a Parigi di una funzione religiosa con 7 partecipanti da parte delle forze dell’ordine.

 

Germania (163.860 casi dal 28 gennaio)

Data la competenza dei Land sul tema delle misure di contenimento del contagio, la ripresa delle funzioni religiose avviene diversamente nelle varie parti della federazione. In alcuni stati come la Sassonia, la Turingia o Berlino le celebrazioni religiose con un piccolo numero di partecipanti sono già possibili da alcuni giorni, mentre altri Land le consentiranno nuovamente in forma limitata nei prossimi giorni. Anche i vescovi diocesani hanno deciso misure particolari in qualche caso, come il vescovo di Würzburg che inizialmente ha deciso di celebrare solo liturgie della Parola. In Baviera le cerimonie pubbliche hanno ripreso da ieri, prevedendo che i partecipanti mantengano una distanza minima di 2 m l’uno dall’altro, che le parrocchie forniscano un servizio d’ordine e che la funzione non duri più di 60 minuti.

 

Grecia (2.632 casi dal 26 febbraio)

Le cerimonie religiose con il popolo saranno consentite nuovamente dal 17 maggio. A partire da lunedì scorso i credenti possono di nuovo entrare in chiesa per pregare individualmente.

 

Irlanda (21.722 casi dal 1° marzo)

La Fase 2 del contrasto all’epidemia è partita il 4 maggio anche in Irlanda, tuttavia non ha previsto la riapertura delle chiese alle messe con il popolo. I leader religiosi in un comunicato del 4 maggio hanno manifestato rammarico, ma anche consapevolezza del fatto che «in questo momento non sarebbe opportuno considerare un pieno ritorno alle funzioni pubbliche, a parte quelle funebri con un numero limitato di persone». Pertanto hanno raccomandato all’esecutivo che «la questione sia tenuta costantemente in considerazione, in modo che, quando sarà sicuro farlo, ci possa essere un allentamento delle misure restrittive».

 

Polonia (14.006 casi dal 5 marzo)

Il governo ha concesso di tenere funzioni con più di cinque partecipanti una settimana fa. Nelle chiese e luoghi di culto è ammessa una persona ogni 15 m2. Solo i sacerdoti sono esentati dall’obbligo della mascherina durante le messe.

 

Regno Unito (190.588 casi dal 31 gennaio)

Il ritmo ancora sostenuto del contagio, in uno dei paesi più colpiti d’Europa, non fa prevedere ancora per qualche tempo la ripresa del culto nelle chiese britanniche. Tuttavia la Camera dei vescovi anglicani ieri ha comunicato che nelle singole diocesi si può valutare se riaprire le chiese per la preghiera privata del clero o per la trasmissione di celebrazioni in streaming.

 

Repubblica Ceca (7.819 casi dal 1° marzo)

Dal 27 aprile sono autorizzate celebrazioni liturgiche fino a 15 partecipanti, mentre dal 1° maggio sono ammesse 30 persone e dal 25 maggio 50. Secondo l’annuncio del governo, le chiese saranno di nuovo aperte a tutti dall’8 giugno.

 

Russia (155.370 casi dal 31 gennaio)

In Russia il numero dei nuovi contagi giornalieri non accenna a diminuire, per cui non si parla ancora di riapertura delle funzioni religiose. Al contrario, in un comunicato del 29 aprile il patriarca di Mosca Cirillo ammonisce tutti i sacerdoti a rispettare le misure di contenimento, minacciando in caso contrario sanzioni canoniche molto gravi. Il Patriarcato di Mosca è stato pesantemente colpito dal COVID-19, soprattutto nei monasteri e tra i vescovi, molto meno tra i sacerdoti sposati.

 

Slovacchia (1.413 casi dal 6 marzo)

In Slovacchia dal 7 maggio sono nuovamente possibili le celebrazioni pubbliche, con un numero limitato di partecipanti. Il governo di Bratislava, che aveva annunciato un allentamento delle misure anti-contagio nel fine settimana, ha presentato nuove dettagliate regole concordate con le Chiese. Il presidente della Conferenza episcopale cattolica, l’arcivescovo di Bratislava Stanislav Zvolensky, ha chiesto ai fedeli di essere «pazienti e disciplinati per soddisfare i requisiti richiesti quando si celebrano le funzioni pubbliche».

 

Slovenia (1439 casi dal 4 marzo)

Le cerimonie religiose possono essere nuovamente celebrate con il popolo in chiesa dal 4 maggio. I fedeli devono indossare maschere protettive e disinfettarsi le mani all’ingresso della chiesa, e i singoli vescovi diocesani pubblicheranno ulteriori linee guida per celebrazioni sicure sulla base delle misure anti-contagio in vigore.

 

Spagna (218.011 casi dal 31 gennaio)

Il culto pubblico si potrà riprendere dall’11 maggio, con un numero limitato di partecipanti e una distanza minima: sarà possibile utilizzare solo il 30% dei posti disponibili, e dal 24 maggio il 50%. Poiché il numero di contagi è significativamente diverso a seconda delle regioni, è probabile che nelle regioni fortemente colpite come Madrid o la Catalogna saranno adottate misure diverse.

 

Svizzera (29.898 casi dal 25 febbraio)

Il governo svizzero ha annunciato un graduale allentamento delle misure anti-coronavirus. Dal 27 aprile sono autorizzati i funerali limitati alla cerchia familiare, mentre la Conferenza episcopale svizzera ha a sua volta elaborato un Piano di protezione con ulteriori misure. L’accesso al culto è limitato a un massimo di un terzo della capacità ordinaria della chiesa. In ogni caso ogni partecipante deve avere almeno 4 m2 di spazio. I gruppi a rischio contagio (identificati da una circolare governativa) sono invitati a partecipare alle messe feriali.

 

Ungheria (3.065 casi dal 4 marzo)

Anche in Ungheria da lunedì sono in vigore nuovi regolamenti per celebrare con il popolo, oltre a riaprire negozi, ristoranti e strutture come musei e università, ma solo fuori Budapest, dove rimangono in vigore le restrizioni. Il nuovo decreto del governo consente lo svolgimento di funerali e la celebrazione di messe e matrimoni, a condizione che i partecipanti rispettino le norme di protezione appropriate, come mantenere una distanza di almeno 1,5 m dalle persone che non vivono nella stessa famiglia. I vescovi hanno consigliato ai fedeli più anziani e vulnerabili di continuare a non frequentare le cerimonie pubbliche, per tutelare la loro salute.

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti de “Il Regno”

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