«La REPAM invoca un’azione unitaria da parte dei popoli indigeni dell’Amazzonia, della società civile della Panamazzonia e del mondo intero, della Chiesa cattolica e di tutte le denominazioni religiose preoccupate della cura del creato, dei governi, delle istituzioni internazionali per i diritti umani, della comunità scientifica, degli artisti e di tutte le persone di buona volontà, affinché si uniscano gli sforzi in difesa della “Querida Amazonia, con tutto il suo splendore, il suo dramma e il suo mistero” (QA 1)».

Con questo appello si chiude il comunicato del Comitato direttivo della Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM), composto dal presidente, card. Claudio Hummes, dal vicepresidente, card. Pedro Barreto Jimeno, e dal segretario esecutivo Mauricio López, il cui obiettivo è dichiarato nel titolo: «La REPAM invoca un’azione urgente e unitaria per evitare una tragedia umanitaria e ambientale». Il testo, datato 18 maggio, è stato elaborato soprattutto grazie alla ricchezza di informazioni che alla REPAM giungono dalle Chiese locali e dalle conferenze episcopali impegnate sui territori. Sarà tradotto e pubblicato sul prossimo numero di Regno-documenti.

L’emergenza è quella, assolutamente drammatica, del Covid-19: sabato 16 maggio ufficialmente si contavano 70.000 contagiati e oltre 4.000 morti, di certo sottostimati. «Nei diversi paesi della Panamazzonia, la Chiesa fa eco ad appelli e richieste di aiuto in un contesto che minaccia la sopravvivenza di questo bioma, delle comunità e dei villaggi indigeni»: gli episcopati delle varie aree amazzoniche si sono già espressi in maniera profetica e ferma per denunciare la scarsa tutela fornita dai vari governi a queste popolazioni, che scontano la scarsità delle strutture sanitarie e hanno bisogno di ricevere informazioni anche in lingua indigena. Ma non solo.

Oltre al Covid-19, sta dilagando un altro virus, altrettanto grave, su cui l’attenzione è assai scarsa: «Il virus della violenza e dei saccheggi». Il comunicato riferisce episodi specifici nei vari paesi, sintetizzabili da quanto denuncia il Fronte parlamentare misto per i diritti dei popoli indigeni in Brasile: «Anche quando la pandemia sta frenando l’economia, l’estrazione mineraria e la deforestazione illegale nelle terre indigene della regione proseguono in pieno apogeo». Sversamenti di petrolio in Ecuador, attività estrattiva in Guyana, invasioni delle terre indigene in Brasile: mentre l’attenzione del mondo è concentrata altrove, «gli interessi e la pressione di chi possiede i grandi capitali impongono sempre più fortemente il modello di una “economia che uccide», secondo la nota definizione di Evangelii gaudium (n. 53).

Lo ha detto papa Francesco: «Questo non è il momento per l’indifferenza (…), l’egoismo (…), la divisione (…), la dimenticanza». L’appello dei popoli indigeni dell’Amazzonia va raccolto e portato alla luce perché, come riferisce un membro del popolo Wakuenai Kurripako della selva venezuelana, «ci stanno ignorando».

Gabriella Zucchi

Giornalista

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