5 anni di Laudato si’: un’enciclica per la terra

Il 24 maggio ricorrono i 5 anni dall’uscita dell’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune: un giorno da ricordare per la portata profetica del documento, di cui ci accorgiamo ancora di più rileggendola oggi con gli occhi della pandemia.

Il blog Moralia, animato dai teologi morali dell’ATISM, ha dedicato tutta questa settimana alla rilettura della Laudato si’, con un post di Simone Morandini sulla visione di futuro di cui è portatrice, che riportiamo qui sotto; uno di Gaia De Vecchi che guarda l’«ecologia integrale» dal… soggiorno di casa; una riflessione di Salvino Leone sul nuovo volto della globalizzazione che il virus ci rivela; un intervento di Pierpaolo Simonini sul ruolo politico della teologia morale.

Il 24 maggio 2015 è la data di uscita dell’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune (anche se poi la presentazione avverrà il 18 giugno successivo). Per chi si occupa di etica – specie di etica teologica – un giorno da ricordare, da tenere inciso nel proprio calendario in caratteri profondi. Molte le direzioni in cui essa ha trasformato il nostro modo di fare teologia morale.

 

Saperi e interlocutori

L’amore per la terra – teologicamente fondato – che innerva l’intera enciclica di papa Francesco si salda con una riflessione puntuale e analitica, che si avvale dei risultati delle scienze ambientali e di quelle sociali per proporre indicazioni per le pratiche di cura della casa comuneL’approccio, più che interdisciplinare, è dunque transdisciplinare, ad anticipare quanto sarà formalizzato nel 2018 dalla costituzione apostolica Veritatis gaudium. Non casuale, in tal senso, che la Laudato si’ abbia ricevuto una forte attenzione anche da ambiti culturali abitualmente distanti dal linguaggio ecclesiale.

Forte e tutta positiva, poi, anche l’attenzione da parte delle diverse tradizioni religiose, che hanno accolto e fatto proprio l’invito al dialogo e alla collaborazione di cui è intessuto un testo indirizzato a «ogni persona che abita il pianeta». Un’ampiezza di orizzonte che non resta generica, ma che trova invece espressione in richiami e riferimenti – più o meno espliciti – ad autori delle diverse confessioni cristiane, ma anche di altre fedi dell’umanità.

 

Per le generazioni future

Ciò che più colpisce nella struttura dell’enciclica è soprattutto la grande passione per un futuro che viene declinato nell’intreccio di speranza e preoccupazione. Da un lato, infatti, c’è una realistica valutazione dei gravi rischi cui è esposto un ecosistema planetario profondamente modificato dalla presenza umana; dall’altro, però, c’è la fiducia nella capacità di cambiamento che abita l’umanità. Tra tali due poli si muove la forza di un’argomentazione che ha nella cura per le prossime generazioni un punto centrale: che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli?

Qui s’innesta la perorazione di Francesco per un profondo rinnovamento degli stili di vita, ma anche per una radicale trasformazione della struttura socio-economica: da un’economia dello scarto occorre passare ad un’economia circolare, il più possibile decarbonizzata.

Si tratta di una responsabilità forte, che interpella una pluralità di interlocutori: dai decisori politici nazionali e internazionali, al mondo della ricerca e a quello dell’impresa, fino alle espressioni della società civile ed ai consumatori. L’esigenza di indicazioni impegnative sul piano normativo si salda qui con un appello eticoconversione ecologica è qui la parola chiave, che evidenzia anche il legame con una dimensione spirituale e teologica.

C’è, dunque, l’esigenza di uno sguardo al futuro lungimirante; importante coltivarlo anche in questi giorni in cui la preoccupazione per il coronavirus porta a concentrarsi soprattutto su un’emergenza pressante e di breve termine, rischiando di rimuoverne i profondi legami con altre dimensioni della crisi.

 

Ecologia integrale

Forse l’espressione che più ha lasciato il segno nella riflessione e nelle pratiche che alla Laudato si’ si rifanno è ecologia integrale. Non si tratta solo di un modo di pensare assieme la questione sociale e quella ambientale, ma soprattutto di una radicale accentuazione della relazionalità: «Tutto è connesso». Solo un approccio integrale consente di affrontare la crisi socio-ambientale in tutta la sua complessità, attivando pensieri e pratiche davvero all’altezza dell’antropocene. Di tale complessità avvertiamo ancor più profondamente in questi giorni segnati da una pandemia che intreccia dinamiche sociali, economiche, sanitarie e ambientali: anche in questo contesto l’approccio di Laudato si’ offre spunti preziosi.

Simone Morandini

Teologo

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