Padre Marella sarà proclamato beato a Bologna il prossimo 4 ottobre, festa di san Petronio, patrono della città. Vivere il Vangelo al presente, quale risposta alle domande storiche del proprio tempo, consente d’anticipare il futuro. L’educazione e la formazione dei giovani, di fronte all’analfabetismo e alla povertà sociale; lo studio della Scrittura, di fronte all’ignoranza della Parola; la risposta caritativa, di fronte alla penuria sociale variamente causata dagli eventi: tutto questo fa di Marella un testimone del proprio tempo e per questo un maestro per il nostro.

Don Olinto Giuseppe Marella nacque a Pellestrina, isoletta della laguna veneta – all’epoca sotto Venezia, ora sotto la più vicina Chioggia – il 14 giugno 1882. La sua è una famiglia saldamente cattolica e benestante, e grande influsso ha sul giovane Olinto lo zio arciprete. In casa tutti sono anche, sebbene in modi differenti, impegnati nella lotta contro la crescente povertà del popolo e il diffuso analfabetismo. Anche Olinto Giuseppe, che presto sente la vocazione al servizio divino e di cui sono percepite da subito le doti intellettuali e lo spirito generoso, è impegnato su questo fronte. Inviato a studiare a Roma, nella prestigiosa università teologica Apollinaris, colà non solo acquisisce una solida formazione teologico-culturale (è in grado di leggere e comprendere tre lingue antiche; ebraico, greco e latino; inoltre legge testi in francese, tedesco e inglese), ma partecipa attivamente a un foglio clandestino di rinnovatori certamente cattolici, tra i quali merita di essere ricordato il suo compagno di classe Angelo Roncalli, futuro san Giovanni XXIII.

Ritornato nell’isoletta e qui ordinato presbitero e nominato collaboratore del vecchio parroco, che di lui non nutre molta stima in quanto prete dotto e di famiglia benestante, si sforza da subito di combattere l’analfabetismo, con la fondazione di un ricreatorio popolare, di una scuola materna e di una polisportiva (forse la prima in Italia in ambiente cattolico), realtà tutte aperte a bambini e bambine, nella convinzione che una sana promiscuità dei sessi possa aiutare lo sviluppo di una psicologia e pulita nei ragazzi e nelle ragazze.

Queste intuizioni educative e l’appoggio dato al fratello Tullio, impegnato direttamente in politica nella causa cristiano-sociale, non sono compresi e favoriscono la dura condanna (anche se in parte inevitabile: Marella, infatti, accoglie nell’abitazione famigliare il leader politico don Romolo Murri, prete scomunicato vitando) alla sospensio a divinis, che lo costringe a una lunga peregrinazione per le scuole secondarie della penisola, provvisto di un’abilitazione in storia, filosofia e pedagogia ottenuta grazie all’approfondimento dei suoi studi universitari, finché non giunge a Bologna, dove insegna storia e filosofia prima al liceo Galvani, poi al Minghetti, fino al pensionamento, nel 1948.

Con l’aiuto del parroco di San Giovanni in Monte, alla cui messa partecipa quotidianamente, ma senza comunicarsi, quasi di nascosto, è ricevuto dal cardinale arcivescovo Nasalli Rocca, che già come visitatore del seminario di Chioggia, nei primi anni del XX secolo, ha modo di apprezzarne metodo e contenuti. Don Olinto, che in precedenza si è riconciliato col suo antico vescovo di Chioggia, mons. Bassani, ora riceve il più grande dono della sua vita, potere nuovamente dire messa ed esercitare il presbiterato.

A Bologna da subito s’impegna nell’educazione delle persone dei nuovi quartieri popolari che sorgono sempre più numerosi fuori dal centro cittadino e insieme partecipa e anima con la propria cultura e la propria santità i Gruppi del Vangelo, nati per l’approfondimento del testo sacro fin dagli anni Trenta. Ottenuto il pensionamento, la sua dedizione ai più poveri tra i poveri, per la loro educazione e sopravvivenza, si fa totale. Muore il 6 settembre 1969, a 87 anni compiuti, a San Lazzaro di Savena, nella cameretta a lui riservata presso la Chiesa della Sacra Famiglia, all’interno di quella Città dei Ragazzi voluta per l’istruzione religiosa, morale e professionale di tanti orfani della guerra.

Vivere il Vangelo al presente, quale risposta alle domande storiche del proprio tempo, consente d’anticipare il futuro. L’educazione e la formazione dei giovani, di fronte all’analfabetismo e alla povertà sociale; lo studio della Scrittura, di fronte all’ignoranza della Parola; la risposta caritativa, di fronte alla penuria sociale variamente causata dagli eventi: tutto questo fa di Marella un testimone del proprio tempo e per questo un maestro per il nostro.

Fabio Ruggiero

già perito storico della causa di beatificazione

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