Abitare diversamente | Il ripostiglio

Il lockdown si sta allentando e piano piano si ricomincia a uscire. Stiamo quindi per varcare quella porta con cui abbiamo iniziato questo percorso, svariate settimane fa. Ma prima di uscire – e terminare questo percorso domestico – abbiamo ancora un locale da visitare: il ripostiglio. Il più delle volte è solo uno spazio, nemmeno una stanza.

Cosa troviamo normalmente nei ripostigli? Tutto l’occorrente per mantenere in ordine le altre stanze della casa: dai detersivi agli strumenti di pulizia, dalla cassetta degli attrezzi e del bricolage agli oggetti per l’organizzazione della casa. La manutenzione – ordinaria o straordinaria che sia – di ogni ambiente della casa parte e ritorna proprio dallo/allo sgabuzzino. È il luogo più «segreto» della casa: il suo contenuto è nascosto agli occhi dei visitatori, ma anche degli stessi inquilini. È il luogo da cui passa l’abitabilità umana di tutta la casa.

 

Coscienza: ripostiglio della vita morale?

In qualche modo la coscienza («nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo») è lo sgabuzzino del nostro vivere morale (coscienza fondamentale): con le sue operazioni: sinderesi, epicheia, obiezione, discernimento, giudizio… (coscienza attuale) aiuta a mantenere ordine e manutenzione nei luoghi in cui esprimiamo la nostra moralità (cf. l’accoglienza/barriera della porta, i bisogni/desideri del bagno, la trasformazione della cucina, l’identità dinamica dello studio, la nudità della camera e, infine, la logica «familiare» del soggiorno).

In questi mesi abbiamo abitato la casa e fatto pulizie in molti modi: alcuni hanno una casa linda come non mai (purtroppo non faccio parte di questa categoria). Altri ne hanno approfittato per operare una manutenzione alle relazioni, agli stili di vita, alle priorità. Altri ancora hanno rispolverato il piacere per la lettura e lo studio e quindi hanno rimesso a lustro il gusto per il conoscere. Altri hanno messo ordine nei propri consumi… Insomma: molti sono i modi in cui questo periodo ci ha invitati a «mettere ordine», a «far lavorare» la coscienza. Altri, al contrario, hanno preferito non «mettere ordine», non «far lavorare» la coscienza e tenere chiuso lo sgabuzzino: ma anche questa è scelta e decisione morale. Più radicale di quanto possa apparire a un primo sguardo.

 

Nuove pulizie: tre tentazioni

Ma, ahimè, si sa, l’effetto delle pulizie non è eterno: al contrario esse richiedono un lavoro continuo, ripetitivo, faticoso. Spesso noioso. E la riapertura delle porte domestiche non ci esonererà da nuove pulizie. Piccoli gesti quotidiani. Ma non per questo insignificanti.

In questo momento mi pare di percepire si stiano diffondendo tre tentazioni circa le nuove pulizie, ovvero il nuovo ordine con cui dobbiamo curare i nostri ambienti vitali:

  • La tentazione di spazzare via tutto, ovvero la tentazione dell’oblio. Come se questi mesi fossero stati una parentesi, un tempo neutro per la nostra esperienza e identità morale. In molti c’è quasi una foga nel recuperare tempo considerato perso e ricominciare esattamente come prima. Ne emergerebbero una morale e una moralità impermeabili, disincarnate.
  • La tentazione di buttare via tutto esclusa quella memoria asettica, numerica, in qualche modo misurabile e quantificabile. Una operazione quasi solo intellettiva. Ne emergerebbero una morale e una moralità asettiche, quasi disumane.
  • La tentazione di tener spolverato e in bella mostra solo il ricordo personale e individuale, come unica chiave di lettura di questo tempo. Ne emergerebbero una morale e una moralità difficilmente comunicabili, rapidamente sterili.

Ritengo che la riflessione teologico-morale, a qualsiasi livello, debba stare molto attenta a queste tentazioni e indirizzarsi piuttosto a operazioni di pulizia che mirino a un pensiero e una prassi che siano sempre più memoriale collettivo, in cui questo tempo sia assunto nei suoi aspetti oggettivi (memoria), nei suoi aspetti soggettivi (ricordo), in una continua dialettica comunitaria che sappia farsi presente e in qualche modo celebrazione liturgica del e nel quotidiano.

«Fate questo in memoria di me» (Mt 26, 26-29; Mc 14, 22-25; Lc 22,19-20: l’articolazione dei Sinottici non può che ricordarci l’articolazione e la complessità morale) nei giorni festivi e feriali, nei luoghi che abitiamo, fuori e dentro casa: è forse questo l’ordine per la vita morale (pubblica e privata) che questo momento storico ha reso terso.

Gaia De Vecchi

TEOLOGA

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