Razzismo, «peccato originale» degli Stati Uniti

«Non possiamo tollerare né chiudere gli occhi su qualsiasi tipo di razzismo o di esclusione e pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana». Le parole del papa rivolte ai fedeli di lingua inglese nell’udienza generale di mercoledì 3 giugno hanno un forte peso politico nel momento in cui negli Stati Uniti sono esplose le violenze in seguito alla «tragica morte del signor George Floyd». Indicano che non è ammissibile la difesa della vita se contemporaneamente si perseguono politiche razziste, e il riferimento al presidente Trump è trasparente.

«Nello stesso tempo – ha aggiunto però il papa – dobbiamo riconoscere che la violenza delle ultime notti è autodistruttiva e autolesionista. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde». E ha pregato per George Floyd e «tutti gli altri che hanno perso la vita a causa del peccato di razzismo».

Una breve rassegna dei documenti sulla Chiesa cattolica statunitense e il razzismo, tradotti e pubblicati sul Regno, può aiutare a ricostruire una storia recente che mostra come l’idea del razzismo come peccato abbia tardato a entrare nella coscienza ecclesiale.

 

La vita dei neri conta?

«La vita dei neri conta?». Davanti alla drammaticità delle divisioni razziali e delle discriminazioni denunciate negli ultimi anni – anche in forma violenta – dal movimento Black lives matter, il vescovo (nero) Edward K. Braxton di Belleville nell’Illinois se lo chiedeva qualche anno fa nella sua lettera pastorale La Chiesa cattolica e il movimento Black lives matter.

E riconosceva che storicamente «la Chiesa cattolica non si è impegnata attivamente in un dialogo con le comunità afro-americane al livello di idee, di movimenti maggiori e dell’emergere di una coscienza nera».

Il vescovo evidenziava tutti i motivi per cui il movimento Black lives matter può essere criticato, ma affermava anche l’urgenza che i cattolici negli Stati Uniti s’impegnino a «pregare, ascoltare, imparare, pensare e agire in modo tale che tutti ovunque sappiano che crediamo veramente che la vita dei neri conta, esattamente perché ogni vita conta!».

Era il 2016. Un anno dopo, l’11 e 12 agosto, a Charlottesville (Virginia) centinaia di uomini e donne aderenti all’ideologia del suprematismo bianco prendevano parte a una manifestazione con slogan razzisti e antisemiti e si scontravano poi con un gruppo di contro-manifestanti.

 

Il peccato originale degli Stati Uniti

È stato allora che molte voci cattoliche negli Stati Uniti hanno preso posizione contro il «peccato del razzismo» e hanno chiesto perdono per la complicità fatta di decenni di silenzio e inerzia.

«Il razzismo è il peccato originale del nostro paese, una ferita che richiede cure continue» (card. O’Malley).

«Siamo altrettanto indignati per l’iniziale mancanza di una forte condanna verso questi gruppi da parte dei responsabili del governo, tra cui il nostro presidente, nonché per il silenzio iniziale di molti responsabili politici e religiosi… Il silenzio è complicità e noi riconosciamo che i cristiani e i responsabili religiosi, compresi noi stessi, non sono stati abbastanza coraggiosi e chiari nel condannare ogni singolo atto di violenza e razzismo istituzionale, o nel prendere posizione con atti di coraggio e di solidarietà» (Organizzazioni cattoliche).

«Riconosciamo la nostra complicità con il razzismo istituzionale» (Conferenza delle religiose). «Il silenzio è insidioso. Parla razzista a bassa voce» (Pax Christi USA).

Dopo questi eventi l’episcopato ha avviato una riflessione collegiale su quello che era stato definito il «peccato originale» degli Stati Uniti, e nel corso della sua assemblea generale a Baltimora, il 14 novembre 2018, ha approvato a larga maggioranza (241 a 3 con un’astensione) il documento Spalanchiamo i nostri cuori. Una lettera pastorale contro il razzismo.

La lettera evidenzia la natura strutturale del razzismo: «Gli effetti cumulativi dei peccati personali di razzismo sono all’origine di strutture sociali d’ingiustizia e di violenza che ci rendono tutti complici nel razzismo».

E chiede perdono per quando questo peccato è stato compiuto «da responsabili e da membri della Chiesa cattolica – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – e dalle sue istituzioni»: «Esprimiamo il nostro profondo rammarico e il nostro pentimento per tali atti… Riconosciamo anche quei casi in cui non abbiamo fatto abbastanza o siamo rimasti in silenzio quando sono stati commessi gravi atti d’ingiustizia. Chiediamo perdono a tutti coloro che sono stati danneggiati da questi peccati commessi nel passato o nel presente».

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti de “Il Regno”

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