Ultimi e primi della classe: la Chiesa per un nuovo patto sociale

«Ha detto il Governatore della Banca d’Italia, Visco, nelle sue Considerazioni finali del 29 maggio scorso: “Finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica… serve un nuovo rapporto tra governo, imprese dell’economia reale, e della finanza, istituzioni e società civile”. Insomma un nuovo patto sociale.

Credo che anche la Chiesa, soprattutto le Chiese locali possano immaginare di farsi protagoniste non solo di interventi caritativi, ma di un patto culturale e di promozione umana tra gli ultimi della classe e i primi della classe. Tra coloro che mantengono vivo il sistema produttivo e coloro che ne sono estromessi.

Perché non raccogliere risorse, a cominciare dalle proprie, dove ci sono, e favorire su progetti innovativi specifici il dialogo tra il privato dell’economia reale, il privato sociale e quelli che sono scartati e saranno gettati fuori dalla società? L’istruzione, la ricerca scientifica, il patto generazionale, la cura della vita sono ambiti di carità e ambiti di verità. Da ciascuno di questi ambiti si produce un pensiero comune condiviso che può essere cristianamente ispirato. Una carità non dissociata dal pensiero critico e dall’ispirazione cristiana crea una nuova dimensione della testimonianza civile e di fede».

 

È un passaggio dell’intervento tenuto il 5 giugno da Gianfranco Brunelli (il video qui) all’Assemblea diocesana della Chiesa di Bologna. È stata una nuova tappa della vita dell’arcidiocesi all’insegna della sinodalità, sul tema «Il biennio del crescere segnato dal kairòs». Hanno partecipato in collegamento 401 delegati. Qui il video integrale, con l’apertura e le conclusioni dell’arcivescovo card. Matteo Zuppi.

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