All’ingresso, una madonnina e una bandiera della pace danno il benvenuto a Wonderful world. Una casa sul Lungoparma nella quale s’accoglie e s’intrecciano mondi che neppure il tempo della pandemia ha allontanato. Persone di diverse età, culture, saperi, unite dall’impegno civico, dalla solidarietà e dalla passione per un mondo più giusto.

Il progetto nasce a Parma dall’incontro tra i missionari saveriani, proprietari dell’edificio rimasto vuoto, che si trova dentro il complesso della loro Casa madre ma ha un’entrata indipendente, e il Centro immigrazione asilo e cooperazione (CIAC), che ha maturato un lavoro pluriennale con le persone migranti. Qui il sito del CIAC e una presentazione del progetto.

La casa apre qualche giorno prima di Natale, accogliendo migranti vittime di esclusione. Il progetto prevede l’ospitalità fino a una quindicina di persone per tre mesi, prorogabili, in un percorso finalizzato all’autonomia. A breve, all’ultimo piano dell’edificio, si aprirà un bed and breakfast per promuovere la sostenibilità e la pluralità. I primi accolti sono originari di Pakistan, Sudan, Senegal, Gambia.

S’attiva una chat su Whatsapp – denominata CIAC Comunità accoglie –, che conta una sessantina di partecipanti, per scambiarsi notizie, e fissare i turni: la mattina, la sera e la notte. Durante il giorno gli accolti escono per diverse attività: le pratiche giuridiche, la scuola d’italiano, tirocini formativi, scuola guida, pranzo e cena alla mensa Caritas.

Al ritorno si ritrovano con i volontari presenti attorno al tavolo del soggiorno: dialogano, fanno uno spuntino e giochi di società. Un giorno arriva un pianoforte grazie a Irlanda, doti musicali innate e professionalità acquisita al Conservatorio di Milano. Alla casa s’iniziano anche a festeggiare i compleanni, occasioni che, come le riunioni mensili dei volontari e gli incontri formativi, rafforzano la familiarità.

In febbraio Amir, Alì e Azam lasciano la casa perché sono stati inclusi in un progetto che fa capo alla Prefettura. C’è sia soddisfazione, sia dispiacere per la loro partenza. Il messaggio che i tre giovani pakistani inviano sulla chat è indicativo del rapporto che si è instaurato: «Come ringraziarvi tutti per l’amore ricevuto. Qui non ci è mai mancata la nostra famiglia».

All’inizio di marzo anche Wonderful world si ritrova catapultato nell’incubo del COVID-19. Si diradano le presenze che seguono l’accoglienza fino a cessare a causa del lockdown, la spesa inizia ad arrivare a domicilio attraverso i supermercati; le attività esterne, comprese le uscite per la mensa, sono sospese e gli accolti cucinano pranzo e cena in casa e si autogestiscono. Nessuno si ammala. Non mancano le visite del responsabile della struttura.

Nei mesi di distanziamento la chat diventa il principale strumento di comunicazione tra volontari e migranti. Si scambiano audio e video artistici, scherzosi e d’impegno. Si condividono i passi della campagna nazionale «Io accolgo». Irlanda provvede ogni giorno alla colonna sonora suonando dal pianoforte di casa sua brani di Bach, Chopin, Mozart, Schumann, Haydn e artisti contemporanei. Anche gli accolti inviano messaggi e compongono un rap affettuoso sul coronavirus dal refrain «Ragazzi, state attenti».

Il 23 aprile anche a Wonderful world inizia il Ramadan. Ognuno prega nella sua stanza. Si mangia dopo il tramonto e prima dell’alba. Il 25 aprile Irlanda suona Bella ciao. Salung scrive: «Per avere pace nel mondo dobbiamo continuare a lottare per i diritti di tutti. Buona festa della liberazione, Italia». Ed Ezaddin: «Benvenuti in libertà e democrazia». E infine, il 24 maggio, dopo un digiuno non solo materiale, arriva la fine del Ramadan. Per Ezaddin «è stato un mese da reclusi, ma pur sempre importante».

Dai volontari piovono gli auguri di «Eid mubarak». Non si festeggia come gli altri anni, ma si spera di poterlo fare di nuovo insieme. Intanto al CIAC si continua a lavorare perché si trasformino idee e strutture malate e si edifichi una società inclusiva che tuteli il diritto di tutte e tutti a una vita degna.

Laura Caffagnini

Giornalista

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