Con un editoriale pubblicato il 17 giugno sul proprio sito,

la rivista dei gesuiti statunitensi America ha commentato la recente decisione della Corte suprema USA in tema di discriminazione delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) sul lavoro. Ne riportiamo i passaggi principali.

 

«Compiendo un importante passo avanti sulla strada del riconoscimento dei diritti civili delle persone LGBT, la Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso questa settimana che ogni discriminazione sul lavoro basata sull’orientamento sessuale individuale o sull’identità di genere è proibita, sulla base del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964. Nel momento in cui i cattolici valutano come rispondere a questa decisione, essi devono distinguere attentamente tra la reazione a una disposizione giuridica e la più ampia questione di come evangelizzare la cultura, non solo in rifermento alla morale sessuale ma anche guardando alla dignità dell’uomo e alla giustizia in tutti gli aspetti della vita.

La decisione della Corte giunge a più di quarant’anni di distanza da quando al Congresso degli Stati Uniti è stata discussa per la prima volta una legislazione contro la discriminazione delle persone omosessuali. Sarebbe stato preferibile affrontare una materia di questo genere nel corso di un processo legislativo. (…)

L’effetto pratico della sentenza, che proibisce la discriminazione sul lavoro delle persone LGBT, è positivo. Nessun cittadino degli Stati Uniti potrà essere licenziato solo in quanto appartenente alla comunità LGBT. Ciò è coerente con quanto è chiaramente insegnato nel Catechismo della Chiesa cattolica, secondo il quale “a riguardo [delle persone omosessuali] si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (n. 2358).

Nella motivazione della sentenza per conto della maggioranza, il giudice Neil Gorsuch ha attentamente precisato che questa decisione non riguarda le tutele di coscienza previste per le istituzioni religiose o la cosiddetta “eccezione ministeriale”, (ovvero la specifica facoltà di dissentire, che si può applicare nello scegliere coloro che rappresentano il credo fondante di una struttura religiosa, ndt) di cui si presume che la Corte si occuperà in futuro. La redazione di America ha da tempo sostenuto tale eccezione, che è coerente con le garanzie costituzionali riconosciute alla religione. (…)

Questa sentenza inoltre offre alla Chiesa l’opportunità di ripensare la sua testimonianza pubblica. La vocazione dei cattolici è esercitare la propria moral suasion per influenzare l’opinione dei cittadini degli Stati Uniti. C’è ben poca possibilità di riuscirci se ci disponiamo a questa azione con l’atteggiamento, tipico di tanti politici ed esponenti pubblici nei decenni passati, di chi combatte una “guerra culturale”.

Questa mentalità arriva all’estremo quando i giudici sono considerati una terza camera legislativa anziché un potere separato con i suoi distinti compiti. Quel che la legge è e quel che la legge dovrebbe essere sono due cose diverse. Confonderle, come fanno troppi “combattenti” e commentatori, non ha fatto altro che continuare a paralizzare il processo legislativo, così che i nostri legislatori non hanno visto l’ora di scaricare la responsabilità di una decisione ai giudici.

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