Zuppi: dalle ferite di Bologna e Ustica riscopriamo il bene comune

«Da questa memoria, di due tra le ferite più profonde della storia recente del nostro Paese, vorrei sorgesse un impegno rinnovato, personale e comunitario, per l’`Italia e per l’Europa tutta, in un momento così grave per tutti che richiede ad ognuno rigore e serietà». Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nel corso della messa celebrata il 30 luglio nella Cattedrale di San Pietro alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in suffragio delle vittime delle stragi di Ustica (27 giugno 1980) e della Stazione ferroviaria (2 agosto 1980) delle quali quest’anno ricorre il 40esimo anniversario.

«Preghiamo – ha detto il card. Zuppi – perché cresca il contrario degli interessi individuali e dei poteri occulti che è il bene comune. Preghiamo perché siano sconfitte le mafie di ogni genere e provenienza, con i loro interessi spaventosi e la terribile capacità corruttiva e distruttiva, e cresca la comunità di destino che ci unisce. Preghiamo perché il grido di dolore che sale dal sangue delle vittime e che è ascoltato da Dio lo sia anche dagli uomini e diventi pratica di giustizia e umile impegno di onestà. Preghiamo perché sappiamo essere fratelli per il nostro fratello come Cristo ci ha insegnato. In Lui i nostri cari vivono e sono nella luce. Anche per loro scegliamo la via dell’amore».

«I nostri ricordi – secondo l’arcivescovo – sono più fisici per la strage della Stazione di Bologna, le cui immagini – come gli occhi spalancati e pieni di orrore della donna portata via sulla barella – sono impresse nella memoria dei sopravvissuti e di tutti. Tutta Bologna, ‘che sa stare in piedi per quanto colpita’, si sentì coinvolta e in fondo fu l’intera città a salire sull’Autobus 37 per fare tutto il possibile (diremmo l’impossibile!) per aiutare, per soccorrere i feriti, per comporre con pietà i poveri corpi, per consolare e aiutare i parenti increduli e smarriti di fronte a tanta cattiveria, per piangere con loro. Immaginiamo ancora oggi le parole che hanno accompagnato le vittime nei loro ultimi istanti, i sentimenti che riempivano il loro cuore, quelli che ispirano il suggestivo e emozionante Museo della strage di Ustica. Il loro ricordo si perde nella immensità del cielo e sprofonda nell`abisso del mare.
Nel Museo vi sono 81 luci, che ricordano ognuna delle 81 vittime.
Esse sono come delle stelle, che penetrano il buio del cielo. Si spengono e si riaccendono, come nella nostra anima, ma si riaccendono sempre perché il male non può vincere la fragilissima vita degli uomini. Questa è l’intuizione del cuore ed è la certezza della fede che Cristo è venuto ad accendere nei nostri cuori».

«La vita – ha concluso Zuppi – non è tolta ma trasformata. Il dolore ci rende consapevoli e attenti a quanti sperimentano oggi e ovunque la cattiveria di un mondo che invece che amico e fratello si rivela Caino e nemico».

 

A Bologna per commemorare le vittime delle stragi di Ustica e dell’attentato alla stazione del 2 agosto 1980, Sergio Mattarella ha incontrato in mattinata i volontari del carcere della Dozza che, in piena emergenza Covid-19, hanno dato vita alla trasmissione radiofonica “Liberi dentro – Eduradio” per informare e continuare a fare didattica con i detenuti.

Il presidente della Repubblica, durante l’incontro in arcivescovado, ha potuto conoscere anche Ferruccio Laffi, sopravvissuto all’eccidio di Monte Sole, a Marzabotto, per mano dei nazisti il 30 settembre del 1944. L’uomo, di 92 anni, era accompagnato da suor Agnese della Comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata, nipote di don Giuseppe Dossetti, amico del papà del capo dello Stato Bernardo Mattarella.

I volontari di Eduradio, Caterina Bombarda, Ignazio De Francesco, Stefania Armati, Roberto Lolli e Paola Piazzi, hanno consegnato al presidente una breve biografia di Giuseppe Dossetti (di Fabrizio Mandreoli, EDB 2020) che «crediamo parli ancora alla vita e alle coscienze degli italiani attenti alla costruzione di una vita sociale più giusta e alla ricerca di una democrazia sostanziale» come hanno scritto nella lettera allegata al libro.

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