Oggi si celebrano a São Paulo (Brasile) le esequie di mons. Pedro Casaldáliga, morto venerdì 7 agosto a 92 anni. Nato in Catalogna, religioso claretiano, vescovo di São Félix do Araguaia (Mato Grosso) dal 1970 al 2005, è stato uno degli interpreti più liberi del concilio Vaticano II in America Latina, incarnando in modo radicale l’opzione per i poveri.

Così parlava di lui mons. Adriano Ciocca Vasino, attuale vescovo di São Félix, durante la nostra conversazione al Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre: «Dom Pedro è in sedia a rotelle da quasi 4 anni e soffre di Parkinson ormai da 21. Malgrado le gravi difficoltà di mobilità e di comunicazione, ancora è attento alle persone e agli eventi. Quest’anno noi celebriamo i 50 anni della prelatura, che fu eretta nel 1969. E nel 2021 celebreremo i 50 anni dall’ordinazione di dom Pedro come primo vescovo della prelatura, sperando che sia ancora tra noi. Anche il solo fatto che egli sia presente e viva là, a São Félix, è già molto significativo per noi. È interessante perché tutti quelli che vanno a trovarlo, non ci vanno per infondergli coraggio. È lui che, malgrado la sua situazione, incoraggia chi lo incontra. È una cosa veramente bellissima. Dom Pedro continua ad abitare nella sua casa, anche se la prelatura oggi fa base per le proprie attività a Porto Alegre do norte, una cittadina a 220 km da São Félix, che è quasi al centro della prelatura» (leggi anche Regno-att. 20, 2019, 624). Lo ricordiamo con la «poesia d’occasione» che scrisse nell’avvento del 1988, all’indomani di una sua contrastata visita ad limina, e che pubblicammo su Regno-doc. 9,1989,288:

«Io, peccatore e vescovo, confesso: / a Roma, giunsi con il bordone agreste; / fra i colonnati ho sorpreso il Vento / e ho sfidato l’organo col flauto di canna; / in mezzo ai papaveri / ho raggiunto Assisi».

«Io, peccatore e vescovo, confesso: / sogno la Chiesa / con solo i sandali e il Vangelo addosso; / credo la Chiesa negata dalla Chiesa, certe volte; / in ogni caso credo nel Regno, camminando nella Chiesa».

«Io, peccatore e vescovo, confesso: / ho visto Gesù di Nazaret / annunciare la Buona Notizia / anche ai poveri d’America Latina; / «Salve, comadre nostra!» ho detto a Maria; / di chi è stato fedele ho celebrato il sangue; / sono andato pellegrino…».

«Io, peccatore e vescovo, confesso: / amo Nicaragua, figlia della fionda».

«Io, peccatore e vescovo, confesso: / apro a ogni alba la finestra del Tempo; / parlo come da fratello a fratello; / non perdo il sogno, né il canto né il riso; / coltivo il fiore della Speranza / dentro alle piaghe di Gesù risorto».

Gabriella Zucchi

Giornalista

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