Il 4 agosto scorso, a quasi 97 anni, «un altro “grande vecchio” della stagione d’oro della Rai se n’è andato», Sergio Zavoli. Con un lungo post sul sito dell’UCSI, Andrea Melodia, giornalista e dirigente televisivo, lo ha ricordato come «la personificazione delle doti e dei convincimenti necessari per dare un senso compiuto al servizio pubblico».

 

L’affermazione di Melodia è documentata dai richiami ai suoi programmi più significativi.

 

Processo alla tappa fu «modello di un approccio umanistico, più che sociologico, alle fatiche e alle contraddizioni di una società in profonda trasformazione»; non era «una narrazione pietistica, non c’era alcuna sollecitazione ammiccante alle voglie del pubblico», ma era «un accumulo di verità che prorompeva in modo funzionale al bisogno sociale, e che per questo suo carattere si imponeva al grande pubblico».

 

Con Nascita di una dittatura «fu lui, per primo, a offrire al grande pubblico una riflessione critica ma serena sugli anni del fascismo» e a tentare con forza «di ridare al paese la necessaria coesione sociale dopo le fratture della guerra».

 

Il famoso Clausura, «documentario radiofonico su una comunità di carmelitane scalze», gli valse la definizione di «socialista di Dio», che «non gli dispiaceva», anche se «è difficile ricostruire il rapporto di Zavoli con la religione: un tema per lui ricorrente, ripreso in inchieste e scritti, dai quali emerge enorme rispetto, passione per la ricerca, vicinanza agli uomini di religione che si dedicano al bene del prossimo».

 

Infine, al suo ritorno al lavoro dopo la direzione del Giornale Radio del primo canale dopo la riforma del 1976 e dopo la presidenza della RAI, la «produzione di un vero monumento», La notte della Repubblica, «che resta la più grande testimonianza, sia pure inevitabilmente imperfetta nelle conclusioni, sugli anni di piombo».

 

«Per ottenere questi risultati», conclude Melodia, «occorrevano grandi doti, che in Sergio Zavoli erano concentrate. Non basta essere bravi giornalisti, uomini di cultura. Bisogna essere persone credibili, affidabili, determinate. […] La professione esercitata ai massimi livelli, ma sempre sottomessa allo scopo ultimo di servire gli altri».

Guido Mocellin

Giornalista

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