La presentazione che il card. Pietro Parolin ha scritto per il libro Una sola Chiesa (Rizzoli, 272 pagine) non è e non sarà il capitolo più clamoroso della «saga dei due papi» che i media raccontano insaziabilmente a partire dall’11 febbraio del 2013. Ma è un capitolo dal quale d’ora in poi non si dovrà prescindere, e non solo per l’autorevolezza rappresentata dal segretario di stato, ma per l’argomentata smentita che contiene rispetto a ogni tentativo di polarizzare i «due papi» agli estremi opposti della Chiesa. Egli infatti impernia l’intero, breve suo testo sul tema della «continuità del magistero papale» (la parola stessa, «continuità», vi ricorre per cinque volte), andando ben oltre le «catechesi del mercoledì» di Benedetto XVI e di Francesco che del volume rappresentano il contenuto, scelte e proposte in una sorta di sinossi.

La «continuità del magistero papale», scrive Parolin, «è il solco percorso e portato avanti da papa Francesco, che nei momenti più solenni del suo pontificato si è sempre richiamato all’esempio dei suoi predecessori». È una «continuità teologica» che «assume talvolta tratti singolari, quasi profetici», e che non impedisce che si manifesti quella che lo stesso Benedetto XVI ha chiamato la «peculiarità dello stile pastorale». Nel caso dei papa regnante e del papa emerito, tale «naturale continuità» si arricchisce poi di «un tratto unico: la presenza di un Papa emerito in preghiera accanto al suo successore». E si nutre di «una viva comunanza d’affetto», di una «vicinanza intima e profonda» di cui, conclude Parolin, questo libro è «segno durevole».

Il testo del card. Parolin si può leggere su Avvenire, che l’ha pubblicato integralmente oggi 1 settembre 2020.

Guido Mocellin

Giornalista

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