Col 1° settembre ha preso il via il Tempo del Creato, particolarmente rilevante in questo «anno speciale Laudato Si», che – dal 24 maggio 2020 al 24 maggio 2021 – impegna alla riflessione sui temi dell’enciclica, nel V anniversario della sua pubblicazione.

 

La voce del papa

Esso assume poi nel 2020 una singolare valenza ecumenica; come ha ricordato lo stesso Francesco all’Angelus, «da questa data, fino al 4 ottobre, celebreremo con i nostri fratelli cristiani di varie Chiese e tradizioni, il Giubileo della Terra per ricordare l’istituzione, 50 anni fa, della Giornata della Terra»

Proprio il Giubileo era al centro del messaggio inviato dallo stesso Francesco per il 1° settembre, sottolineando come esso sia in primo luogo un «tempo per ricordare», facendo «memoria del nostro esistere interrelazionale» in un creato tutto destinato al «sabato eterno di Dio». Un tempo quindi per «ritornare», per vivere una conversione ecologica; per «riposare» – noi umani, ma anche la Terra, perché possa rigenerarsi; per «riparare» secondo giustizia l’armonia della creazione e le relazioni spezzate; per «rallegrarsi» per le tante iniziative convergenti di cura del creato. 5 verbi che disegnano le forme di un ricco vissuto spirituale, mosso dall’amore per la Terra ed orientato alla cura della casa comune.

Anche il «video del papa» che ogni mese diffonde una specifica intenzione affidata da Francesco all’Apostolato della preghiera è centrato, per settembre 2020, sulle tematiche della Laudato si’, in particolare sul «rispetto per le risorse del pianeta», utilizzando un linguaggio particolarmente diretto a cominciare dall’incipit: «Stiamo spremendo i beni del pianeta. Spremendoli, come se si trattasse di un’arancia».

 

E molte altre voci

Molte voci si sono unite a Francesco, invitando a prendere parte attiva a questo tempo di testimonianza, riflessione e impegno comune. In tal senso, ad esempio, andava l’appello congiunto  inviato dalla Conferenza delle Chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE) – tramite i rispettivi presidenti, il pastore Christian Krieger e il card. Angelo Bagnasco – alle Chiese membro.

Di grande rilievo pure l’enciclica inviata anche quest’anno dal patriarca ortodosso Bartolomeo I di Costantinopoli sulla «responsabilità di tutti gli abitanti della terra» per «la protezione del bene comune, dell’ambiente naturale integro», oltre le distruzioni operate dalla tecnica. L’invito alla collaborazione e alla cooperazione per la cura della terra si radica qui in un’«autocoscienza ecclesiologica» che sperimenta la stessa vita della Chiesa come «ecologia applicata».

Il messaggio dei vescovi italiani (segnatamente della Commissione per i problemi sociali e il lavoro e di quella per l’ecumenismo e il dialogo) si concentra invece quest’anno sul rinnovamento degli stili di vita, lasciandosi ispirare dalla lettera a Tito: «Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà». Il dossier che lo accompagna si caratterizza anch’esso per la sottolineatura ecumenica, con importanti contributi proposti da voci evangeliche ed ortodosse.

La Commissione GLAM (Globalizzazione ed ambiente) della FCEI (Federazione Chiese evangeliche in Italia) ha preparato, da parte sua, un dossier su «Acque marine fonte di vita», che invita a riflettere sul ruolo vitale degli oceani e sul degrado che li minaccia.

 

Per un cambiamento

Tante voci, convergenti nel segnalare la necessità di un cambiamento radicale – nel modo di guardare al mondo, negli stili di vita con i quali lo abitiamo, nelle forme dell’economia e dell’organizzazione della vita civile. Sono questi del resto anche i temi presenti nel testo che proprio in questi giorni ho pubblicato con le EDB: Cambiare rotta. Il futuro nell’Antropocene (presentazione online sulla pagina FB Dehoniane) : la percezione di un tempo in cui la presenza umana segna in modo sempre più profondo il pianeta si fa appello alla responsabilità per la ricerca di una nuova rotta, impegnando l’etica, ma anche le fedi religiose (e il cristianesimo in primis). Solo scommettendo su questa possibilità possiamo contenere il mutamento climatico e le altre dimensioni del degrado ambientale, custodendo un futuro abitabile per questa e per le prossime generazioni.

Simone Morandini

Teologo

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