Il nuovo Messale italiano e il dibattito sul “pro multis”

È stato presentata al pontefice la prima copia del nuovo Messale della Conferenza episcopale italiana che entrerà in uso dalla domenica di Pasqua 4 aprile 2021. Il Messale, dopo 18 anni di preparazione, è stato approvato «secondo le delibere dell’episcopato e ha ricevuto l’approvazione da papa Francesco il 16 maggio 2019. Oltre alle variazioni e agli arricchimenti della terza edizione tipica latina (2002), – afferma una nota della CEI – propone altri testi facoltativi di nuova composizione, maggiormente rispondenti al linguaggio e alle situazioni pastorali delle comunità e in gran parte già utilizzati a partire dalla seconda edizione in lingua italiana del 1983».

Da segnalare un fatto. Le fonti in italiano che riportano la notizia (cf. Vatican news, 28.8.2020) o sottolineano alcuni cambiamenti nelle formule di due preghiere classiche, nel Padre nostro, dove il «non ci indurre in tentazione» diventa «non abbandonarci alla tentazione» (cf. le osservazioni in merito di Piero Stefani in «Padre dei paradossi» in Regno-att. 18,2018,529) e nel Gloria, dove il «pace in terra agli uomini di buona volontà» è sostituito da «pace in terra agli uomini, amati dal Signore»; o, ad esempio, commentano le immagini di Mimmo Paladino che illustrano il testo (cf. Aleteia 1.9.2020).

Diversamente, le fonti straniere, ad esempio inglesi (Catholic news service ripreso anche da Crux  1.8.2020) o spagnole (Religión digital 30.8.2020) annotano che il Messale italiano prende posizione su uno dei punti più controversi del recente dibattito liturgico e in specifico sulla traduzione dell’espressione «pro multis» – che viene pronunciata dal sacerdote durante la consacrazione («Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati») – mantenendo il «per tutti», che era stato contestato da una lettera di Benedetto XVI al presidente della Conferenza episcopale tedesca nel 2012 (cf. l’ampio articolo – ripreso anche da Religión digital – di F. Pieri in Regno-att. 10,2012,297), ma di cui si parlava già da un decennio (con Liturgiam autenticam del 28.3.2001 e una lettera della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 17.10.2006 (Regno-doc. 1,2007,27).

D’altra parte «nel novembre del 2010, nel corso di una riunione plenaria dell’episcopato italiano, soltanto 11 dei 187 vescovi presenti votarono in favore della formula «per molti» (Regno-att. 10,2012,298).

Così attualmente vanno nel solco italiano la versione del Messale tedesco con l’espressione «für Alle» e quella spagnola con «por todos»; si discosta quella francese «pour la multitude», mentre quella inglese (dopo una contrastata elaborazione è stata pubblicata nel 2011) avendo recepito l’osservazione ritorna a «for many» (cf. la sinossi delle modifiche avvenute in questa edizione in Regno.doc. 5,2012,173).

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice attualità de “Il Regno”

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