Il 10 settembre nel campo del ghetto nuovo a Venezia si sono svolti i funerali di Amos Luzzatto, già presidente, per due mandati, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Luzzatto, nato nel 1928, è stato, oltre che medico chirurgo, illustre esponente della cultura ebraica che padroneggiava in relazione sia all’antichità sia alla contemporaneità.

Il rabbino Roberto Della Rocca nel suo caldo e sapiente discorso funebre ha proposto, alludendo a Venezia, l’immagine di Luzzatto come costruttore di ponti. Lo fu innanzitutto all’interno dell’ebraismo, aiutato in ciò dalla sua particolare vicenda biografica che lo ha visto, tra l’altro, abitare, assieme al nonno materno Dante Lattes, nella Palestina mandataria tra il 1938 e il 1946.

Il riferimento ai ponti, di assoluta pertinenza rispetto al contesto interculturale, è evocabile anche in relazione all’attiva partecipazione di Luzzatto al dialogo interreligioso. Va aggiunto che la lunga militanza politica nell’ambito della sinistra di Luzzatto lo ha poi indotto ad affrontare, più volte in modo dialettico, problemi legati al sionismo e allo Stato d’Israele. 

All’inizio del suo primo mandato fu dedicato a Luzzatto un ampio articolo, frutto di una lunga conversazione avuta con lui, apparso su Regno-Attualità dal titolo “Una cultura di sintesi e di dialogo” (Regno-att. 16,1998, 514). In esso egli affermava la propria convinzione che il pluralismo intraebraico non solo rappresenta una ricchezza ma costituisce addirittura uno dei segreti della straordinaria capacità di sopravvivenza del popolo ebraico. Nella varietà occorre però trovare un momento di sintesi. Amos Luzzatto, uomo di tanti interessi e impegni, ha speso la propria vita alla ricerca appunto di una rinnovata sintesi plurale intraebraica e interculturale.

Piero Stefani

Biblista

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