Dopo l’annuncio del 20 maggio scorso (cf. anche qui), domenica 4 ottobre, nella festività del santo patrono locale Petronio, il card. Matteo Zuppi proclama beato «Padre Marella». Il Regno presenta in questa occasione a tutti i bolognesi uno Speciale – che verrà pubblicato anche nel prossimo Studio del Mese di ottobre – che tratteggia il profilo biografico di fine intellettuale e di cultore della carità di don Olinto.

Chi era «Padre Marella»? Come il suo nome si è legato alla città di Bologna? Perché venne accusato (ingiustamente) di modernismo? E, soprattutto, sappiamo quanto innovative erano le sue idee pedagogiche e culturali? Il percorso storico che sta dietro alla beatificazione di questo santo della carità secondo la visione paolina è spiegato in queste pagine da Fabio Ruggiero, perito nella causa di beatificazione, e dalle illustrazioni del giovane Lorenzo Tamberi (@tambacuda).

Dalla natale Pellestrina, dove nacque la sua vocazione, passando per gli studi a Roma, fino all’insegnamento a Bologna, l’Olinto noto per il suo pastrano e il cappello teso a chiedere l’elemosina diventa persona di vivace intelletto. «Si batté – scrive Ruggiero – per il valore della libertà dei figli di Dio e con intima coerenza restò fedele ai doveri del proprio stato sacerdotale, sentendosi fermamente chiamato a esso», nonostante le difficoltà, i contrasti e le amarezze. «Sovente non compreso nella sua portata spirituale e nel suo disegno formativo, anche a motivo di un carattere particolarmente ostinato e finanche orgoglioso, visse sulla propria pelle la complessa storia del rinnovamento culturale del cattolicesimo italiano tra seconda metà dell’Ottocento e iniziali decenni del Novecento, prima di scegliere risolutamente la via dell’amore fraterno verso i più deboli come compimento di un travagliato percorso personale di sacerdote, insegnante ed educatore».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Capo redattrice Attualità de “Il Regno”

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