Quelli che non sono più venuti alla messa…

Anche se non è esplicita nel Messaggio finale dell’Assemblea plenaria del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE), svoltasi «in modalità on-line» il 25-26 settembre, la preoccupazione per il calo della partecipazione alle messe domenicali a seguito del lockdown è sembrata molto presente lungo lo svolgimento dei lavori, che del resto avevano per tema «La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per la comunità».

 

Infatti il Messaggio si limita a sottolineare che «la mancanza dell’eucaristia nel tempo passato è un richiamo al ritorno alla piena comunione nell’assemblea liturgica di oggi» e che «la ripresa della vita dei credenti richiederà pazienza e perseveranza. (…) Se ci saranno situazioni nuove da affrontare, forse difficoltà inaspettate, non dobbiamo temere». Ma il card. Marc Ouellet, nel saluto d’apertura, ha parlato chiaramente di un «lungo digiuno eucaristico» che «ha fatto perdere l’abitudine alla messa domenicale», raccomandando in risposta «una nuova evangelizzazione per far scoprire ai cristiani» che l’eucaristia non è solo «alimento spirituale» ma anche «testimonianza gioiosa dell’incontro con il Risorto».

 

E nella relazione del gesuita p. Pavel Ambros, redatta sulla base dei questionari su «La Chiesa durante la pandemia da COVID-19» compilati dai presidenti delle conferenze episcopali, si legge: «Terminate le drastiche restrizioni sull’annullamento della liturgia, molte persone cominciarono a dire di non aver bisogno di andare a messa. È stata messa da parte la consapevolezza del dovere della messa domenicale da parte di alcuni cattolici praticanti, che, anche nel tempo in cui potevano partecipare alla messa domenicale, pensarono che una messa in diretta fosse sufficiente per loro».

 

In una lunga intervista rilasciata a L’Osservatore romano all’inizio di settembre anche il card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (COMECE), aveva affrontato il problema, ma cercando di cogliervi «una grande opportunità» per la Chiesa. «Tutti quelli che non sono più venuti alla messa, perché venivano solo per ragioni culturali, questi “cattolici culturali”, di sinistra e di destra, non vengono più», ha detto infatti Hollerich.

«Hanno visto che la vita è molto comoda. Possono vivere molto bene senza dover venire in chiesa. Anche le prime comunioni, il catechismo per i ragazzini, tutto questo diminuirà di numero, ne sono quasi certo. Ma non è una lamentela da parte mia. Avremmo avuto questo processo anche senza pandemia. Forse ci avremmo messo una decina di anni in più. Ma arrivati a questo punto, la Chiesa deve essere ispirata da un’umiltà che ci permetta di riorganizzarci meglio, di essere più cristiani, perché altrimenti questa cultura del cristianesimo, questo cattolicesimo soltanto culturale, non può durare nel tempo, non ha nessuna forza viva dietro».

Guido Mocellin

Giornalista

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