Card. Bassetti ricoverato: la croce non è un peso insopportabile

La notizia che il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, era risultato positivo al tampone per la ricerca del Covid-19 è giunta il 28 ottobre 2020; quella del ricovero all’ospedale perugino «Santa Maria della Misericordia» è del 31. Il 3 novembre un comunicato della CEI informa del suo trasferimento, durante la notte, nel reparto di Terapia intensiva, «dopo una variazione dei parametri vitali». La sera prima del ricovero, in vista della solennità di Tutti i santi, il card. Bassetti ha rivolto alla sua Chiesa una lettera-messaggio intitolata L’eucaristia al centro della vita dei cristiani. «Questo è un piccolo messaggio», dice fra l’altro, «che voglio indirizzare ai miei preti, ai consacrati, ai giovani, alle famiglie e ai bambini dell’Archidiocesi. Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa. Perché la sua dolce presenza e la sua carezza nell’eucarestia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali, come diceva don Tonino Bello, che ci portano a Gesù». La riproduciamo qui integralmente, anche come segno della nostra vicinanza al card. Bassetti in questo momento di dura prova. (G. Mc.)

«O Dio, tu sei il mio Dio! All’aurora ti cerco! Di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida e senz’acqua» (Sal 62).

Questa notte, in sogno, mi sono ritrovato nel tempo in cui, in seminario, avevo come padre spirituale don Divo Barsotti. Egli mi insegnava a rivolgermi all’Onnipotente con queste parole fin dal mattino: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco».

Da quando sono in isolamento per la positività al Covid-19, ho la possibilità di comunicarmi ogni giorno nella mia camera, avendo portato una piccola pisside vicino alla porta della stanza. Era necessaria questa esperienza di malattia per rendermi conto di quanto siano vere le parole dell’Apocalisse in cui Gesù dice all’angelo della Chiesa di Laodicèa: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).

L’eucaristia, soprattutto in questo periodo così difficile, non può essere lasciata ai margini delle nostre esistenze ma dev’essere rimessa, con ancora più forza, al centro della vita dei cristiani. L’eucaristia non è soltanto il sacramento in cui Cristo si riceve – l’anima è piena di grazia e a noi è dato il pegno della gloria futura – ma è l’anima del mondo ed è il fulcro in cui converge tutto l’universo. In definitiva, l’eucaristia è pro mundi salute, ovvero per la salvezza del mondo, e pro mundi vita, per la vita del mondo (Gv 6,51).

Nell’eucaristia Gesù rinnova e riattualizza il suo sacrificio pasquale di morte e resurrezione, ma la sua presenza non si limita a un piccolo pezzo di pane consacrato. Quel pane consacrato trascende dallo stesso altare, abbraccia tutto l’universo e stringe a sé tutti i problemi dell’umanità, perché il corpo di Gesù è strettamente unito al corpo mistico che è tutta la Chiesa. Non c’è situazione umana a cui non possa essere ricondotta l’eucaristia. Anche le vicende drammatiche che stiamo vivendo in questi giorni in Italia – come l’aumento della diffusione dell’epidemia, la grave crisi economica per molti lavoratori e per tante imprese, l’incertezza per i nostri giovani della scuola – non sono al di fuori della santissima eucaristia. Mi ricordo che padre Turoldo ci insegnava queste cose con grande chiarezza. E più vado avanti negli anni, più cerco di sperimentarle e più le sento vere. Non c’è consolazione, non c’è conforto, non c’è assenza di lacrime che non abbia il suo riferimento a Gesù eucaristia.

Questo è un piccolo messaggio che voglio indirizzare ai miei preti, ai consacrati, ai giovani, alle famiglie e ai bambini dell’archidiocesi. Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa. Perché la sua dolce presenza e la sua carezza nell’eucaristia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali, come diceva don Tonino Bello, che ci portano a Gesù.

Ritengo infatti, come scriveva Paolo, «che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi». Con «impazienza» noi aspettiamo di contemplare il volto di Dio poiché «nella speranza noi siamo stati salvati» (Rm 8,18.24). Pertanto, è assolutamente necessario sperare contro ogni speranza, «spes contra spem». Perché, come ha scritto Charles Péguy, la speranza è una bambina «irriducibile». Rispetto alla fede che «è una sposa fedele» e alla carità che «è una madre», la speranza sembra, in prima battuta, che non valga nulla. E invece è esattamente il contrario: sarà proprio la speranza, scrive Péguy, «che è venuta al mondo il giorno di Natale» e che «portando le altre, traverserà i mondi».

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Un pensiero riguardo “Card. Bassetti ricoverato: la croce non è un peso insopportabile

  • 10 Novembre 2020 in 10:28
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    Un inequivocabile testimone del Vangelo!
    Ogni bene a Lei, carissimo Mons. Bassetti.

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