Domenica 8 novembre è morto improvvisamente Piergiorgio Cattani. Aveva 44 anni e collaborava da diversi anni con Il Regno, specialmente nella sezione «Libri del mese» ma non solo. Il tema a lui caro era quello del rapporto malattia – cura – dignità – fede: perché, occorre dirlo, Cattani ha convissuto per 44 anni con una grave malattia degenerativa, la distrofia muscolare di Duchenne, che lo ha costretto all’immobilità di una sedia a rotelle e all’uso di un ventilatore. Ciò non gli ha impedito di avere una vita ricca di relazioni, di pensieri e di attività, in campo culturale e anche politico. Sul prossimo numero 20 di Regno-attualità gli verrà dedicato dalla redazione un «profilo», affiancato dalla lettera che il prof. Paolo Prodi gli inviò dopo aver letto il suo Guarigione. Un disabile in codice rosso (Il Margine, Trento 2015). La riportiamo qui di seguito. (M.E. G.)

Caro Cattani,

è domenica pomeriggio. Ho finito ora di leggere Guarigione e sono ancora commosso e sconvolto. Aggiungere qualcosa a questo libro mi sembrerebbe profanarlo in qualche modo: non ci si può entrare dentro e si è costretti a rimanere all’esterno di un’esperienza che viene qui offerta in condivisione come un pane spezzato per altri.

Dire che è un libro bello e coinvolgente è una verità ma anche una follia: certo non c’è nulla fuori posto, nulla che non ci tocchi tutti nell’analisi della crisi tra il corpo martoriato e lo spirito, tra gli affetti, nei rapporti con i medici, gli operatori e le stesse strutture ospedaliere. È quindi anche un servizio che viene offerto ma che va ripreso da ogni lettore in una diversa situazione di vita e di morte, di resistenza soprattutto, come è detto nella conclusione, non al male esterno ma alla condizione umana.

La mia esperienza, caro Cattani, da questo punto di vista può essere ritenuta proprio opposta e nello stesso tempo simile nella riflessione. Ho 83 anni e riemergo ora, ricominciando a deambulare, da 6 ricoveri ospedalieri che ho dovuto affrontare negli ultimi 2 anni dopo 80 anni vissuti in un continuo attivismo: mancano ora gli anticorpi, i globuli, le piastrine (ne so proprio poco) perché il midollo si rifiuta di produrne ancora in numero sufficiente: ma è tutto naturale, ora, o dovrebbe esserlo alla mia età. Amici e medici carissimi mi mettono un po’ di pezze e si tira avanti.

Eppure la pienezza che trovo nella sua esperienza ingiusta del morbo, della distrofia muscolare che l’ha colpita nel pieno delle potenzialità fisiche e spirituali, mi lascia di fronte a un bilancio altrettanto pesante di riflessione sulla vita e sulla morte. Ciò che ho cercato di fare forse è stato soltanto allontanare un rendiconto?

Forse bisognerebbe invertire l’antico detto che gli dei rendono pazzi quelli che vogliono perdere: Dio rende capaci di riflettere e ragionare coloro che vuole salvare.

Paolo Prodi

Storico

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