Lo scorso 11 novembre, prima dell’usuale udienza del mercoledì, papa Francesco ha benedetto una statua della Madonna rappresentata secondo l’iconografia della Beata Vergine della Medaglia miracolosa. Deriva da una delle mariofanie attestate tra il luglio e il dicembre 1830 da Catherine Labouré, una novizia ospite nel convento delle Figlie della carità sito in rue du Bac a Parigi. Secondo il racconto del confessore, il lazzarista Jean-Marie Audel, la veggente riferisce che il 27 novembre Maria le ha chiesto di riprodurre le sue fattezze in una medaglia con l’iscrizione «O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi». Nel 1832, nel pieno dell’epidemia di colera che colpisce la capitale, il religioso, seguendo queste indicazioni, fa coniare la medaglia che, qualificata come miracolosa, ottiene rapidamente una straordinaria diffusione.

La cerimonia romana ha sancito l’incoraggiamento del pontefice a una nuova iniziativa devozionale della Famiglia vincenziana. Dal prossimo 1° dicembre al 22 novembre 2021 il simulacro mariano sarà portato in pellegrinaggio per tutte le diocesi d’Italia, visitando le comunità e le parrocchie che ne faranno richiesta. I vincenziani la presentano come una missione evangelizzatrice volta a comunicare agli uomini contemporanei «l’amore misericordioso di Dio» in un momento in cui la convivenza sociale è resa particolarmente difficile dalla diffusione della pandemia. La speciale approvazione di Francesco – di cui è nota l’attenzione a promuovere la pietà popolare – si è palesata nel gesto con cui, dopo la benedizione, ha personalmente appeso al collo della statua la corona del rosario.

 

I «pellegrinaggi» del Novecento

Non è la prima volta che una statua della Madonna attraversa la penisola. Sull’esempio della «peregrinatio Mariae» organizzata in Francia tra il 1943 e il 1948 – venne chiamata Grand Retour perché il ritorno della statua di Notre-Dame de Boulogne nella città di produzione venne elevato a simbolo del ritorno della popolazione alla fede cattolica, in modo da mostrare che la Francia non era un pays de mission come volevano i preti operai – l’arcivescovo di Milano, cardinal Ildefonso Schuster, organizzava tra il 1947 e il 1949 nella sua diocesi un analogo pellegrinaggio mariano. L’iniziativa si diffondeva rapidamente in numerose altre diocesi d’Italia, assumendo in particolare nel corso del 1948, quando si coniugava con la predicazione della crociata della bontà condotta da padre Riccardo Lombardi con l’approvazione di Pio XII, una forte colorazione politica in chiave di mobilitazione elettorale contro il Fronte social-comunista e a favore della Democrazia cristiana.

La medesima connotazione politica si riscontra nella seconda grande iniziativa devozionale che, patrocinata dal cardinal Giacomo Lercaro e organizzata dalla sezione italiana dell’Armata azzurra, conduce la Madonna pellegrina attraverso l’Italia. Nel 1959, dal 25 aprile al 20 settembre – non a caso le date coincidono con la ricorrenza di eventi significativi per la storia civile del paese, la liberazione dal nazifascismo e la presa di Roma da parte dell’esercito italiano – la statua della Madonna di Fatima, arrivata con un aereo dell’aeronautica militare dal santuario portoghese e trasportata in elicottero nelle varie città, circola nella penisola per celebrare la consacrazione del paese al Cuore immacolato di Maria recitata al termine del Congresso eucaristico nazionale di Catania. Il significato dell’evento, pur intrecciandosi anche con un’impetrazione della pace mondiale, è reso esplicito dalla tappa finale del pellegrinaggio: il monte Grisa a Trieste, non lontano dal confine jugoslavo, dove la statua è portata per assistere alla posa della prima pietra di un tempio mariano che avrebbe dovuto costituire la «scolta avanzata contro l’avanzare dell’imperialismo ateo-materialista dall’Oriente».

 

Diversi i simboli, diversi gli obiettivi

Quale rapporto intercorre tra l’attuale «giro d’Italia mariano» – come L’Osservatore romano ha definito l’iniziativa dei vincenziani – e questi precedenti? Nella memoria collettiva il ricordo della «Madonna pellegrina» è indissolubilmente legato alle forme di politicizzazione del religioso che hanno caratterizzato il culto mariano. Diventa allora quasi inevitabile chiedersi se oggi si ripercorrono le strade che in passato hanno segnato nel nostro paese i viaggi della «Madonna pellegrina». La risposta è senza dubbio negativa. Per due ragioni.

In primo luogo diversi sono i riferimenti simbolici cui rinviano le statue che vengono fatte circolare. Non si tratta infatti del simulacro della Madonna di Fatima, di cui è nota la forte connotazione anticomunista per il legame posto, a partire dagli anni Trenta, da suor Lucia tra le rivelazioni del 1917 e la conversione della Russia sovietica. Come detto, la statua raffigura l’immagine dell’Immacolata apparsa in rue du Bac nel 1830. Anche quest’ultima mariofania non è certo priva di implicazioni politiche: avvenuta in contemporanea alla rivoluzione di luglio che segna la fine della monarchia borbonica, ha assunto negli ambienti dell’intransigentismo cattolico una colorazione antiliberale e antimoderna. Ma il culto della medaglia miracolosa che ne scaturisce risulta in primo luogo connesso a un’invocazione di protezione dall’epidemia di colera.

In secondo luogo assai diversi sono gli obiettivi. I precedenti pellegrinaggi miravano a ottenere il ritorno delle masse allontanatesi dalla Chiesa alla pratica dei tradizionali atti di culto, in modo da rendere evidente il loro abbandono di un’apostasia dalla fede che era manifestata nell’adesione al comunismo. Ora invece si vuole accostarsi ai luoghi della sofferenza e della miseria (case di riposo per anziani, ospedali, strutture di accoglienza per i poveri), allo scopo di recare conforto a chi si trova in condizioni di disagio. La promozione dell’attuale pellegrinaggio mariano si muove insomma nell’ottica missionaria sollecitata da Francesco: una Chiesa in uscita che cerca in primo luogo di sanare le ferite degli uomini d’oggi.

Tuttavia la rievocazione del passato induce a un’ulteriore riflessione. L’uso politico della devozione non è certo scomparso dal mondo attuale. Non è infatti appannaggio dei soli ambienti tradizionalisti che, tanto per fare un esempio, hanno lanciato una crociata del rosario per la rielezione di Donald Trump; ma, come mostrano le ostentate esibizioni di simboli religiosi da parte di uomini politici di diversi colori (e non solo in Italia), appare una componente ben radicata nella vita pubblica contemporanea. Per questa ragione una più precisa collocazione dell’odierno «giro d’Italia mariano» in una prospettiva storica aiuta a evitare che si alimentino ambiguità ed equivoci nel rapporto tra pietà popolare e politica che tuttora persistono.

Daniele Menozzi

Storico

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