Adriana Zarri la sua fede e i suoi gatti dieci anni dopo

Adriana Zarri, scrittrice, eremita, amante dei gatti, se ne va nella notte tra il 17 e il 18 novembre 2010, a 91 anni. Ho conosciuto Adriana nel 1969 nella sua casa sull’Appia Nuova, a Roma. Io ero un giovane fucino, lei allora collaborava con l’Osservatore Romano, in atteggiamento quasi sempre conflittuale. L’ho poi seguita nelle sue collaborazioni e pubblicazioni spesso in disaccordo sulle sue posizioni trancianti ma sempre amando la sua libertà di parola, la sua femminina parresia (schiettezza) e la sua tenerezza per la natura, la montagna, i fiori e i gatti.

 

Per la sua tomba aveva scritto questa epigrafe.

Non mi vestite di nero:

è triste e funebre.

Non mi vestite di bianco:

è superbo e retorico.

Vestitemi

a fiori gialli e rossi

e con ali di uccelli.

E tu, Signore, guarda le mie mani.

Forse c’è una corona.

Forse

ci hanno messo una croce.

Hanno sbagliato.

In mano ho foglie verdi

e sulla croce,

la tua resurrezione.

E, sulla tomba,

non mi mettete marmo freddo

con sopra le solite bugie

che consolano i vivi.

Lasciate solo la terra

che scriva, a primavera,

un’epigrafe d’erba.

E dirà

che ho vissuto,

che attendo.

E scriverà il mio nome e il tuo,

uniti come due bocche di papaveri.

 

“Epigrafe” è alla pagina 99 del volume “Tu. Quasi preghiere” che Adriana aveva pubblicato da Gribaudi nel 1971. Don Ernesto Vavassori – che concelebrò la messa di addio per Adriana con il vescovo Luigi Bettazzi – mi disse allora che sulla tomba – che è nel cimitero di Crotte, la frazione di Strambino, Torino, dov’è l’eremo di Ca’Sassino dove lei abitava – è stato seminato del trifoglio nano, in obbedienza alla richiesta di Adriana di avere “un’epigrafe d’erba”. “Le abbiamo messo una gonna con roselline molto delicate, una camicetta chiara ed un gilet che richiamava il colore tenue delle roselline. In mano un ramo e poi la Bibbia aperta al brano della Samaritana come ci aveva chiesto”: così Bruna Pietranera, animatrice del gruppo Amici di Adriana, mi aveva informato allora su come Adriana era stata “vestita” in vista della sepoltura.

 

Semplicemente una che vive

In un’intervista per Letture.org così Mariangela Maraviglia risponde alla domanda su quale sia l’eredita culturale e spirituale di Adriana Zarri: “In uno dei suoi libri più noti, ripubblicato in Un eremo non è un guscio di lumaca (Einaudi, 2011), Adriana scriveva di voler essere ricordata semplicemente come «una persona che vive».

Credo anch’io che l’eredità più vera di Adriana Zarri sia l’intensità e la persuasione della sua stessa vita, intrecciata con la necessità, per lei imprescindibile, della scrittura, del pensiero, della preghiera, in cui si possono rintracciare una gran varietà di trame culturali, spirituali, teologiche.

Al fondo si riconosce una concentrazione sulla ricerca di Dio che non diventa mai fuga dal mondo ma si fa alimento critico, potenziale di opposizione e di resistenza contro le sue storture; si individua uno sguardo contemplativo capace di prendersi cura della terra e delle sue creature, praticando con stile inconfondibile il linguaggio della bellezza e l’armonia di un’esistenza “ecologica”; si apprezza l’attitudine ad accogliere e rileggere il mistero cristiano con una libertà e una radicalità che fanno di lei una delle donne «assolute», «imperdonabili» che hanno attraversato la storia del Novecento.

Il teologo tedesco Karl Rahner, che Adriana amava e seguiva, in uno dei suoi detti più noti affermava: «Il cristianesimo del futuro o sarà mistico non sarà». Adriana è un esempio di questo «cristianesimo mistico» e, credo, una possibile fonte di ispirazione e confronto per i nostri tempi appiattiti sul materiale e l’esteriore ma animati da una silenziosa esigenza di spiritualità e di senso profondo delle cose.

Mariangela Maraviglia, dottore di ricerca in Scienze religiose, membro del Comitato scientifico della Fondazione don Primo Mazzolari e della rivista «Religioni e società», si è occupata di personalità del cristianesimo contemporaneo impegnate in ambito sociale e nel dialogo ecumenico. È autrice, tra l’altro, di David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992), Morcelliana, Brescia 2016; Don Primo Mazzolari. Con Dio e con il mondo, Qiqajon, Magnano 2010; e curatrice di Sorella Maria di Campello, Primo Mazzolari, L’ineffabile fraternità. Carteggio (1925-1959), Qiqajon, Magnano 2007.

 

Fiorai per le tombe più care. Io proprio ieri stavo ricordando don Gianni Baget Bozzo a dieci anni dalla morte. Ora Mariangela mi ricorda che sono dieci anni anche per Adriana. Mariangela ed io, fiorai per le tombe più care.

Luigi Accattoli

Vaticanista

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