Pandemia e sacramenti: confessione nella «terza forma»

Per accompagnare le comunità in questo tempo di Natale «inedito», i vescovi del Triveneto, sentita la Penitenzieria apostolica, hanno deciso di poter ricorrere alla «terza forma» del sacramento della confessione.

Un Natale «inedito» chiede uno sforzo pastorale altrettanto innovativo. Per questo motivo la riunione dello scorso 7 dicembre della Conferenza episcopale del Triveneto ha fatto il punto su «su come accompagnare sul piano spirituale e sacramentale le comunità ecclesiali del Nordest». Così, sentita la Penitenzieria apostolica, i vescovi hanno deciso di poter ricorrere alla «terza forma» del sacramento della confessione nel periodo che va dal 16 dicembre al 6 gennaio prossimi. Sul tema dell’immaginare un futuro nuovo per il sacramento della confessione, scrisse – ben lungi dalla pandemia, ma facendo della condizione di eccezionalità un punto di partenza – anche il canonista Ladislas Orsy (cf. Regno-att. 14,2019,387).

Riportiamo integralmente il comunicato della Conferenza episcopale del Triveneto, reso noto il 10 dicembre sul suo sito Internet

 

I vescovi della Conferenza episcopale del Triveneto si sono incontrati lunedì 7 dicembre, in videoconferenza, per fare insieme il punto su come accompagnare sul piano spirituale e sacramentale le comunità ecclesiali del Nordest in vista del prossimo Natale, con specifico riferimento allo svolgimento delle celebrazioni liturgiche, a iniziare dall’eucaristia e all’amministrazione dei sacramenti, in particolare della confessione.

I vescovi confermano vicinanza, sostegno e solidarietà alle persone, alle famiglie e alle comunità più colpite e messe a dura prova dall’attuale situazione di pandemia – oltre a tutto aggravata ulteriormente, in queste ore, dal maltempo che sta flagellando molte zone di quest’area – e invitano ora a preparare e vivere con fede e speranza e anche la necessaria prudenza i prossimi «inediti» giorni del Natale per cogliere soprattutto l’opportunità – offerta forzatamente dalle odierne circostanze – di apprezzare il carattere fondamentale e il cuore essenziale della fede cristiana, che è incontro autentico e sempre nuovo con il Dio che in Gesù Cristo si fa bambino, assume anche le povertà e le fragilità dell’uomo e ridona a tutti il senso della comune umanità e fraternità.

I vescovi hanno espresso la loro preoccupazione circa l’effettiva possibilità per molti fedeli – causa il protrarsi della pandemia – di accedere al sacramento della confessione nella tradizionale forma «individuale», per una serie di oggettive difficoltà e anche per evitare altri contagi e mettere a ulteriore rischio la salute dei fedeli e dei ministri del sacramento.

Consultata la Penitenzieria apostolica in proposito, hanno quindi convenuto che tale situazione di pandemia possa configurare quei casi di grave necessità previsti dal diritto canonico e tali da portare, a esclusivo giudizio del vescovo diocesano e secondo modalità da lui stabilite, a valorizzare e rendere praticabile la cosiddetta «terza forma» del rito della confessione con assoluzione comunitaria e generale, sia per gli adulti che per i bambini e i ragazzi. Tutto ciò è nell’intento di valorizzare la dimensione cristiana del Natale.

Ciò potrà avvenire in un tempo ben determinato e limitato (dal 16 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021), avendo cura di separare la celebrazione penitenziale comunitaria dalla celebrazione dell’eucaristia e accompagnando il segno sacramentale con un’adeguata catechesi e opera di formazione che metta in rilievo la straordinarietà della forma adottata per il sacramento, il dono del perdono e della misericordia di Dio, il senso del peccato e l’esigenza di una reale e continua conversione con l’invito a vivere – non appena sarà possibile – il sacramento stesso nelle modalità e forme tradizionali e ordinarie (confessione individuale).

Durante la stessa riunione della Conferenza episcopale Triveneto, i vescovi hanno inoltre preso in considerazione la difficile situazione in cui versano attualmente, per più motivi, molte case di riposo e strutture di cura di queste regioni.

Manifestano perciò la preoccupazione per lo stato di solitudine (soprattutto spirituale) che parecchi ospiti si trovano a vivere, talora impossibilitati ad avere relazioni frequenti con i loro familiari e a ricevere il necessario accompagnamento religioso e spirituale nei momenti di malattia o finali della vita poiché risulta difficile anche poter amministrare loro il sacramento dell’unzione dei malati.

Nel contempo vi sono parecchie strutture socio-sanitarie che risentono fortemente delle conseguenze della pandemia anche a livello lavorativo, gestionale e organizzativo evidenziando, in particolare, gravi problemi di carenza e turnazione del personale. I vescovi esprimono vicinanza e solidarietà a dirigenti e personale socio-sanitario di tali strutture e rinnovano l’auspicio che quanti hanno competenze e responsabilità ai vari livelli – politico, istituzionale, economico e imprenditoriale – possano affrontare, sbloccare e risolvere tali problematiche – che interessano non solo la sanità e le istituzioni socio-sanitarie di questi territori ma toccano profondamente la vita di tante persone e famiglie – mettendo sempre e di nuovo al centro la cura e la dignità delle persone, la maggiore tutela e formazione dei lavoratori impegnati nel settore, il reale rilancio e sostegno dell’attività fondamentale svolta da tali realtà socio-sanitarie.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

CAPOREDATTRICE ATTUALITÀ DE “IL REGNO”

2 pensieri riguardo “Pandemia e sacramenti: confessione nella «terza forma»

  • 12 Dicembre 2020 in 22:22
    Permalink

    Finalmente ci si rende conto della necessità di bilanciare la prudenza con la pietà, la tutela del corpo umano con la tutela della dignità della persona, l’intelligenza con la carità. Un grazie di cuore a questa conferenza di vescovi.

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  • 13 Dicembre 2020 in 13:12
    Permalink

    Gesù ci dà un vangelo, non un codice.

    Risposta

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