Il riferimento alla Costituzione non può che essere l’aiuto di cui l’Italia ha bisogno in questo «periodo difficile» che ci vede ancora «nella tempesta del COVID». Per questo l’arcivescovo di Bologna, il card. Zuppi, ne ha pubblicato il 20 gennaio scorso una sua rilettura molto empatica, tanto che l’ha formulata in forma di lettera alla Costituzione stessa, ricordando che essa è nata dopo che «c’era stata la guerra, la lotta contro il nazismo e il fascismo»: «tutto era distrutto, molte erano le divisioni e le ferite. Eppure c’era tanta speranza». Il giorno dopo è giunta dalla Santa Sede la notizia del riconoscimento del martirio di don Giovanni Fornasini, ucciso «in odio alla fede» a San Martino di Caprara il 13 ottobre 1944, «nel contesto delle stragi da poco perpetrate sulle pendici di Monte Sole»: una tra le più profonde «ferite» lasciate dalla guerra.

Riportiamo qui alcuni stralci della lettera del card. Zuppi relativi ai temi della salute, del lavoro, della famiglia e della pace, rimandando per il testo integrale al sito della Chiesa di Bologna. Per il martirio di don Fornasini e degli altri quattro presbiteri bolognesi dei quali è in corso la causa di beatificazione rinviamo a un articolo di A. Deoriti comparso su Regno-att. 4,2014,117 come recensione a una nuova edizione del saggio di L. Gherardi Le querce di Monte Sole (EDB, Bologna 2014) e a un più ampio contributo della stessa autrice, «Chiesa e Resistenza: il caso Monte Sole», in Regno-ann. 2011 (G. Mc.)

Solidarietà, salute, lavoro

«Tu ci rammenti che non possiamo derogare dai doveri della solidarietà (art. 2) che sono intrecciati con i diritti. Questi esistono e si sviluppano (insieme alla personalità) nei gruppi sociali intermedi tra l’individuo e lo Stato: la famiglia, prima di tutto, ma anche le associazioni e i gruppi sociali, religiosi, ecc. Per te l’unità prevale davvero sul conflitto (artt. 10 e 11).

La stessa salute va curata – altro che vivere come viene: siamo davvero responsabili gli uni degli altri! (art. 32) – perché la salute non è solo un fondamentale diritto dell’individuo, ma interesse dell’intera collettività. Questo non vale solamente per difenderci meglio dai contagi o per gestire in maniera più efficiente il sistema sanitario, ma perché l’attenzione alla salute di tutti e di ciascuno è uno dei presupposti basilari di una vera cittadinanza attiva. Insomma: star bene anche per potersi impegnare per gli altri e quindi per tutti.

Anche per questo (art. 35) la Repubblica “cura” (che bel verbo, invece di “tutela” o “garantisce”) non solo la formazione, ma anche “l’elevazione” professionale dei lavoratori. Questo significa dare una visione umanizzante del lavoro e del contributo che ci si aspetta dai lavoratori. Tu dici una cosa bellissima (art. 36): il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro; e aggiungi che questa retribuzione deve essere “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Per te il lavoro è collegato allo sviluppo umano. Io vorrei che dopo la crisi della pandemia si smettesse di praticare il precariato, il caporalato e il lavoro nero, e che ci potessimo impegnare nel mettere in regola i lavoratori, dando continuità e stabilità alla vita delle persone. Certo a qualcuno conviene avere la possibilità di non “sistemare” i lavoratori, ma come si fa a vivere e a progettare la vita senza sicurezze e senza sufficienti garanzie di futuro? Come non pensare anche a tutti coloro che sono in seria difficoltà e rischiano di perdere il lavoro in questo tempo di pandemia e in quello del dopo pandemia, quando emergeranno anche i problemi adesso sommersi! Ecco, per questo abbiamo bisogno di lavoro, di chi lo crea, non specula e di garantire equità e opportunità a tutti. Non c’è dignità della vita senza lavoro. Spero che tu ci possa aiutare a non aspettare sempre qualche bonus e a smettere di speculare».

 

Famiglia, pace

«La famiglia (art. 29) è riconosciuta come “società naturale”, perché volevi sottolineare che la famiglia è una realtà umana precedente lo Stato e in qualche modo realtà autonoma da questo, perciò usi il bellissimo termine “riconosciuta”. Parola che utilizzi poche volte e sempre per diritti o realtà la cui esistenza è appunto “riconosciuta” e non originata dallo Stato, come per i diritti inalienabili dell’uomo (art. 2) in cui ci ricordi che l’educazione, la casa e il lavoro sono indispensabili per vivere. In questo quadro ci inviti anche ad essere accoglienti e ospitali. Nella nostra storia ci hanno accolto e ora noi non accogliamo? Forse dobbiamo ricordarci che dobbiamo agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi” e sottolinei che bisogna avere particolare riguardo alle famiglie numerose (art. 31). Non dobbiamo finalmente mettere in pratica questa tua indicazione di proteggere “la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”? È così sconfortante non vedere bambini e senza bambini c’è meno speranza e cresce la paura. Cosa ci richiede proteggere la maternità?

Un’ultima preoccupazione. Tu ricordi che la pace va difesa a ogni costo (art. 11). Tu sei nata dopo la guerra. Avevi nel cuore l’Europa unita perché avevi visto la tragedia della divisione. Senza questa eredità rischiamo di rendere di nuovo i confini dei muri e motivo di inimicizia, mentre sono ponti, unione con l’altro Paese. Solo insieme abbiamo futuro! Abbiamo tanto da fare in un mondo che è bagnato dal sangue nei tanti pezzi della guerra mondiale! E se, come affermi solennemente, ripudiamo la guerra, dobbiamo cercare di trasformare le armi in progetti di pace, come papa Francesco – grande sognatore e realista come te – ha chiesto. “Con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa” (Fratelli tutti, n. 262). Ripudiare la guerra vuol dire costruire la pace praticando il dialogo per arrivare ad abolire la guerra! La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento. “L’obiettivo finale dell’eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida sia un imperativo morale e umanitario”, scrive papa Francesco senza mezzi termini».

 

 

 

Foto di Elisa Bragaglia e Antonio Minnicelli (da Chiesa di Bologna)

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