Il teologo Marco Vergottini cura la rubrica “Sulle spalle dei giganti. Storie cristiane del nostro tempo” su il Regno-Attualità. I ritratti che vengono proposti nella rubrica sono tutti relativi a figure di cristiani del postconcilio, di profilo nazionale, scomparsi da qualche tempo. Il riferimento conciliare è un tratto caratterizzante. L’intento, pur nella sua parzialità, è quello di fornire una memoria viva della Chiesa italiana, significativa nel passaggio afono di questo tempo.

Da dove è nata l’idea di creare una rubrica intitolata “Sulle spalle di Giganti”?

«L’idea che sta alla base della rubrica – che mensilmente su Regno-Attualità si svilupperà per oltre tre anni con un inserto di quattro pagine centrali della rivista – è costituita dalla eredità del massimo evento della Chiesa cattolica del XX secolo, naturalmente la celebrazione del Concilio Vaticano II. Che questo evento sia un punto di non ritorno sul fronte del vissuto ecclesiale, dell’intelligenza teologica e della coscienza di ogni buon credente (vescovo, presbitero o comune fedele) è un dato di fatto assodato, su cui lo stesso papa Francesco è ritornato più volte. Tuttavia, il Concilio ha conosciuto una lunga fase di gestazione. Basti qui riferirsi al contributo pionieristico fornito nella prima metà del ’900 dai fautori dei movimenti biblico, liturgico, ecclesiologico, missionario, pastorale ed ecumenico. Oppure al ruolo che hanno giocato nella Chiesa italiana autorevoli ecclesiastici: oltre ai cardinali G. Lercaro e G.B. Montini, basti pensare a vescovi quali E. Bartoletti, F. Costa, E. Guano, nella cui scia hanno potuto poi iscriversi pastori conciliari quali T. Bello, C. Naro, C.M. Martini».

 

Chi sono i Giganti del passato? Che cosa possono insegnare agli uomini e alle donne di oggi? Perché avete scelto di raccontare la vita e la testimonianza di Lazzati, Calati, La Pira, mons. Bartoletti…

«La scelta di individuare la figura di testimoni significativi dell’epoca pre e post conciliare – chierici e laici, uomini e donne, che hanno vuoi anticipato vuoi perseguito le straordinarie intuizioni conciliari sul fronte ecclesiastico o su quello storico-civile – nasce dalla convinzione che oggi come sempre occorre fare i conti con l’eredità della storia che ci ha preceduto e di fare tesoro dell’eredità preziosa che ci è stata consegnata. Ricordare ai credenti più adulti e raccontare ai credenti più giovani le vicende di figure di sacerdoti quali don Lorenzo Milani, padre Ernesto Balducci, padre Benedetto Calati e di laici cristiani quali Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Adriana Zarri, Maria Vingiani serve a tenere viva la lezione conciliare, per interrogarci su come oggi possiamo essere capaci di rispondere alla sfida di annunciare e testimoniare il Vangelo oggi, nel presente storico ed ecclesiale».

 

Nonostante la straordinaria lezione conciliare non abbia ancora ultimato di portare i suoi saporosi frutti, pare poter sommessamente affermare che la generazione postconciliare di vescovi, teologi, uomini e donne del mondo cattolico non sia in grado di competere con quelle straordinarie personalità che ha richiamato prima.

«Sia chiaro, il discorso richiederebbe di essere debitamente istruito per interrogarsi sui criteri di reclutamento dell’episcopato, sui nuovi impulsi in atto sul fronte teologico, nonché sulla formazione e sul protagonismo dei laici forse più sbandierati che effettivamente praticati. È pur vero poi che ogni stagione storica ha il suo spirito epocale, le sue punte di eccellenza, i suoi dinamismi interni al tessuto ecclesiale e i suoi risvolti esterni in termini di dialogo con la cultura circostante. Certamente dopo l’ultima assise hanno avuto un’influenza assolutamente preponderante e pervasiva fenomeni complessi, quali la secolarizzazione, il retaggio del ’68, l’avvento della società di massa, la caduta delle ideologie (i grandi racconti), l’invasività dei media e la digitalizzazione, i processi di globalizzazione, le grandi migrazioni e le nuove frontiere del post-umano, per non parlare della sfida del COVID-19. E, trasposto in chiave biblica, alla stagione dell’Esodo e dei grandi profeti segue la fase della sapienza come virtù del buon governo, che ricerca il senso della misura, che invita a saper cogliere le sfumature, che in ogni occasione sollecita a scegliere fra vero e falso, e – per ultimo – invita a cogliere dentro la proposta contenuta nella Parola di Dio la direzione del bene possibile».

 

Ci sono dei Giganti anche nel presente o dobbiamo considerarci in un’epoca di nani?

«Senza cadere in diagnosi disfattistiche e apocalittiche – che comunque non possono essere compensate da fughe nell’intimismo o nella coltivazione di narcisismi di qualsiasi sorta –, è consolante lasciarsi guidare dalla saggezza maturata nel passato, quando dopo un’età aurea di geni e di creatività somma è succeduta un’epoca da iscriversi in un profilo meno esaltante e più ordinario. Può tornare utile riferirsi al celebre asserto che s’incontra nel Metalogicon di Giovanni di Salisbury: “diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti”; possiamo, cioè, vedere più lontano non per l’acume della nostra vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo portati in alto dalla statura dei giganti.
La massima restituisce conforto e speranza proprio in quanto gli attori di oggi, seppur nani rispetto ai grandi maestri fondatori del passato, possono persino sopravanzarli, guardare “oltre” e più in profondità l’orizzonte, onorare così e rivitalizzare quella preziosa eredità ricevuta come dono. Il nostro tempo, per divenire il nostro kairos, ce lo impone. Nella certezza poi che lo Spirito continua a man-darci uomini e donne che adempiono il compito di farci camminare verso la pienezza del Regno e che comunque: “Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini” (J. Bossuet)».

Paolo Tomassone

Giornalista

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