Whatever it takes, portare l’Italia fuori dall’emergenza

Nella crisi del sistema politico italiano e nel fallimento delle trattative della maggioranza che ha sostenuto il governo Conte-bis (cf. Regno-att. 22,2020,655), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso, di fronte all’emergenza del paese, di affidare oggi a Mario Draghi l’incarico di formare un governo. Tecnicamente si tratta di un governo «del presidente», sarà – secondo quanto detto da Mattarella nella serata del 2 febbraio – «di alto profilo» e non si identificherà in una «formula politica» per poter far fronte «con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili»: sanitaria, sociale, economica, finanziaria.

Mario Draghi, già governatore della Banca d’Italia e dal 2011 al 2019 presidente della Banca centrale europea, in un intervento all’ultimo meeting di Rimini nell’agosto 2020 aveva espresso delle riserve sulla gestione della crisi pandemica da parte del governo italiano, e suggerito la sua «versione» per ricostruire l’Italia dopo questa crisi senza precedenti (qui il testo completo del suo intervento).

Dodici anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell’euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione. Superammo tutto ciò.

Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti.

In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri.

La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione.

Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario. Non sappiamo quando sarà scoperto un vaccino, né tantomeno come sarà la realtà allora. Le opinioni sono divise: alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l’inizio di un profondo cambiamento. Probabilmente la realtà starà nel mezzo: in alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali; in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate. Altri ancora si espanderanno e cresceranno adattandosi alla nuova domanda e ai nuovi comportamenti imposti dalla pandemia. Ma per altri un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano nel periodo prima della pandemia è improbabile.

Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principii. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada.

Vengono in mente le parole della «preghiera per la serenità» di Reinhold Niebuhr che chiede al Signore: «Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza».

Non voglio fare oggi una lezione di politica economica, ma darvi un messaggio più di natura etica per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione e insieme affermare i valori e gli obiettivi su cui vogliamo ricostruire le nostre società, le nostre economie in Italia e in Europa.

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Daniela Sala

Caporedattrice Documenti de “Il Regno”

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