Domenica scorsa, 7 febbraio, sul web si è consumato un nuovo episodio di odio antisemita, che questa volta ha preso di mira il Segretariato attività ecumeniche, un’associazione interconfessionale di laiche e laici per l’ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo ebraico-cristiano. Si stava svolgendo un incontro on-line in commemorazione di Amos Luzzatto, recentemente scomparso, quando un attacco informatico ha interrotto l’evento trasmettendo contenuti neonazisti e antisemiti, insieme a ingiurie.

Solo poche settimane fa il 10 gennaio, un episodio analogo era avvenuto in occasione della presentazione del volume di Lia Tagliacozzo La generazione del deserto, edito da Manni, in un incontro on-line organizzato dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza in collaborazione con il Centro di studi ebraici di Torino.

Dopo quanto accaduto il SAE ha pubblicato sul suo sito un comunicato stampa intitolato Antisemitismo telematico. Lo riproponiamo, per manifestare al SAE la nostra solidarietà e unirci nel denunciare persecuzione e intolleranza e ribadire il comune impegno all’incontro e al dialogo interreligioso.

Vi è un passo de La tregua (ripreso in I sommersi e i salvati), nel quale Primo Levi parla della vergogna provata dai soldati russi all’atto della liberazione di Auschwitz: «Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio […] quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa».

Domenica 7 febbraio, pur in situazione oggettivamente imparagonabile alla precedente, la sensazione è stata affine: si è dovuto interrompere l’incontro in ricordo di Amos Luzzatto organizzato dal SAE di Venezia, dalla Comunità evangelica luterana di Venezia e dal Beit Venezia Casa della cultura ebraica.

Per via telematica e coperti dall’anonimato, degli hacker hanno immesso in rete immagini di Hitler, bestemmie, slogan antisemiti, scene porno e varie altre forme di disturbo. In un periodo in cui le persone fisiche si radunano con difficoltà, la violenza trova altri canali per esprimersi. La memoria di un uomo che ha dedicato la propria vita alla giustizia, al dialogo, a curare e incontrare esseri umani è stata offesa e umiliata.

L’imbarazzo degli organizzatori per non aver innalzato barriere telematiche sufficientemente selettive è comprensibile; a loro va la nostra solidarietà. C’è anche vergogna. La dovrebbero provare loro, la proviamo invece noi. Loro, al contrario, si vanteranno dell’impresa.

Simili fenomeni non ci erano ignoti; un conto però è sentirli riferiti, altro patirli in diretta senza essere in grado di porvi argine. Siamo abbattuti ma non rassegnati. Anche noi però sentiamo vergogna per il fatto che «la nostra volontà sia stata scarsa o nulla e non abbia valso a difesa». Avvertiamo acutamente il fallimento, sia pure parziale, dell’impegno formativo presente nella parte migliore della società italiana.

Proviamo vergogna proprio perché non cediamo. Se ci rassegnassimo non avvertiremmo più alcun pungolo e lo sdegno sarebbe acquietato: si sa, il mondo è fatto così. Invece continueremo per la nostra strada e denunceremo (c’è chi vi provvederà, opportunamente, anche sul piano legale).

L’incontro sarà ripetuto in maniera più protetta: anche la telematica ha ormai bisogno di baluardi difensivi. Con tutto ciò un senso di umiliazione è stato inscritto ancora una volta nelle cose che esistono. Quando si è obbligati a proteggersi si diffida, per definizione, del proprio prossimo. È realistico, ma anche antitetico ai valori di umana comprensione che vorremmo affermati.

Rinunciare e rintanarsi in piccoli circoli amicali significherebbe però cedere alla violenza e ciò sarebbe una contraddizione ancora maggiore rispetto al nostro comune impegno.

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti de “Il Regno”

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