Quando incontra persone che si identificano come LGBT+, papa Francesco «tende loro benevolmente la mano, esprime comprensione per le inclinazioni, ma allo stesso tempo espone chiaramente il magistero della Chiesa sull’ideologia gender e sulle pratiche contrarie alla natura e alla dignità umana, contenuto nei suoi documenti ufficiali e sinteticamente esposto nel Catechismo della Chiesa cattolica». È a questo secondo compito che si dedica prevalentemente la Posizione della Conferenza episcopale polacca sulla questione LGBT+, approvata durante l’Assemblea plenaria dell’episcopato del 28 agosto 2020 (cf. Regno-att. 22,2020,677-678). Il testo viene riproposto sul numero 5 di Regno-Documenti. Un testo che va letto nel contesto della discussione sorta nell’ambito della campagna elettorale per le presidenziali (giugno-luglio 2020).

 

Sinodo

Su Regno-Documenti si torna sull’invito di papa Francesco ad «avviare un Sinodo italiano» fatto ai partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana. (Leggi anche qui)

«Dopo cinque anni – dice il papa -, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare».  In precedenza il papa aveva lanciato il suggerimento al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, nel 2015, immaginandolo come processo di approfondimento della Evangelii gaudium, «per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». E più recentemente il 20 maggio 2019, quando Francesco è tornato sull’argomento aprendo l’Assemblea della CEI, parlando di «probabile Sinodo per la Chiesa italiana». (Anche qui un approfondimento sul tema).

 

Unità

Nella rivista c’è spazio anche per il documento “Il vescovo e l’unità dei cristiani. Vademecum ecumenico, opera del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani“, presentato il 4 dicembre 2020.  Il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio, nel presentare il testo insieme ai cardd. Marc Ouellet, Luis Antonio Tagle e Leonardo Sandri, lo ha definito «una bussola» per indirizzare i vescovi nel cammino ecumenico. Il Vademecum ripercorre le tappe fondamentali del percorso ecumenico: dalla Unitatis redintegratio del Vaticano II all’enciclica Ut unum sint pubblicata nel 1995, fino ai due documenti del Pontificio consiglio, il Direttorio ecumenico e La dimensione ecumenica nella formazione di chi si dedica al ministero pastorale. Il testo, frutto di tre anni di lavoro, si suddivide in due parti principali, dedicate rispettivamente alla promozione dell’ecumenismo nella Chiesa cattolica e alle relazioni con gli altri cristiani. Ogni sottosezione è arricchita da alcune «Raccomandazioni pratiche».

 

Draghi

Tra i documenti anche il discorso pronunciato al Senato  dal neo presidente del Consigli, Mario Draghi.  Nel suo intervento l’ex presidente della BCE ha fissato come principi fondamentali del suo governo l’europeismo e l’atlantismo. Mentre l’orizzonte temporale del progetto di ricostruzione nazionale dopo la pandemia, qui impostato, si estende ad almeno sei anni, la durata cioè del Programma nazionale di ripresa e resilienza: «Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell’immediato dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una nuova ricostruzione».

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