Sessualità: tra i millennials conferme e sorprese – 5 minuti con… Gianpiero Dalla Zuanna

La sessualità ha un ruolo centrale nelle relazioni di coppia delle nuove generazioni, oggi più che per i giovani dei primi anni Duemila. Pornografia e autoerotismo sono adesso più diffusi che in passato, e più flebile è l’influenza della religione sulla sfera intima. Si riduce nel tempo il divario tra i comportamenti dei ragazzi e quelli delle ragazze, ed escono dall’ombra le diverse dimensioni dell’omosessualità e della bisessualità. Non si tratta però di una sessualità libera da legami, orientata solo al piacere: le persone in coppia si dicono molto più appagate sessualmente, la fedeltà al partner è praticata e considerata un valore importante, i giovani dichiarano di volersi sposare e di essere propensi ad avere figli. Sono questi, in sintesi, i risultati di una ricerca condotta intervistando circa novemila studenti del primo e secondo anno della facoltà di Economia e statistica di alcune università italiane. Questo studio – sintetizzato nel libro Piacere e fedeltà. I millennials italiani e il sesso edito da Il Mulino – replica un’indagine analoga, realizzata diciassette anni prima su un campione simile e mantenendo i medesimi quesiti. Ne abbiamo discusso con Gianpiero Dalla Zuanna, professore di Demografia all’università di Padova, che ha condotto l’indagine assieme a Daniele Vignoli.

– Professore, che importanza assegnano i millennials alla sessualità? I loro comportamenti sono profondamente cambiati rispetto ai giovani dei decenni precedenti e quelli di altri paesi?

«Attraverso i dati raccolti possiamo notare che il posto occupato dal sesso nella vita dei millennials è maggiore rispetto a diciassette anni fa. Registriamo un aumento della frequenza dei rapporti sessuali e un incremento dell’utilizzo della pornografia e della masturbazione. Poi emerge un altro dato, forse meno scontato ma più interessante: calano i comportamenti edonistici e cresce il numero di persone che inseriscono la sessualità all’interno dell’affettività di coppia. Questo viene confermato in diverse risposte: aumenta per esempio la quota di persone che ha il primo rapporto all’interno di una coppia, così come aumenta la quota di persone che ritiene non possibile e non giusto il tradimento del partner e quindi non tradisce il fidanzato o la fidanzata; c’è poi un incremento della ricerca del piacere sessuale e fisico, ma sempre all’interno di una vita di coppia stabile dove si prova la massima soddisfazione; i single, intervistati in merito alla propria soddisfazione sessuale dichiarano di essere meno soddisfatti e meno contenti. Sono tutti risultati che ricalcano abbastanza bene ciò che si vede in altri paesi che peraltro hanno preceduto l’Italia nei cambiamenti come il Regno Unito, la Finlandia e gli Stati Uniti».

 

– In un capitolo voi prendete in esame le differenze tra i giovani «devoti» e i giovani «non religiosi». Di quali differenze si tratta?

«Questo titolo ricalca un articolo di una trentina d’anni fa, “Verso la fine della fecondità cattolica”, nel quale si dimostrava che negli anni Settanta e Ottanta i cattolici negli Stati Uniti avevano più o meno lo stesso numero di figli dei protestanti e del resto della popolazione. Effettivamente abbiamo riscontrato che, rispetto a 17 anni fa, fra i millennials il comportamento sessuale dei cattolici – o almeno di chi dice di credere in Dio e andare a messa – è meno dissimile rispetto a quello dei non cattolici. Non è un risultato scontato. Potevamo immaginare, infatti, che a fianco di una riduzione del numero di persone che vanno in chiesa ci fosse una radicalizzazione del comportamento sessuale, cioè che i “devoti” si sentissero sempre più vicini a ciò che la Chiesa propone come comportamento eticamente e moralmente corretto».

 

– Secondo il vostro studio è cresciuta fra i millennials la tolleranza verso l’amore omosessuale. Come spiegate questo atteggiamento?

«Nel nostro questionario abbiamo chiesto: come valuti moralmente due persone che hanno rapporti omosessuali? Rispetto a 17 anni fa c’è un incremento importante delle persone che considerano questo comportamento lecito e tollerabile. Ci sono però sfumature importanti. Da un lato è molto più tollerata l’omosessualità femminile rispetto a quella maschile. Mentre le donne esprimono una tolleranza simile per l’omosessualità maschile e femminile, il doppio dei maschi italiani ritengono tollerabile l’omosessualità femminile rispetto a quella maschile. Questo dato lo ritroviamo anche in altri Paesi, e secondo vari studi è legato al fatto che in molte persone l’identità eterosessuale si costruisce anche in modo oppositivo rispetto all’omosessualità. Dal punto di vista psicologico si crea un rifiuto dell’omosessualità maschile per ribadire la propria eterosessualità. A differenza di altri comportamenti, da parte dei ragazzi è percepito in modo molto forte il rifiuto di comportamenti omosessuali da parte dei genitori ma anche da parte degli amici. Specialmente all’interno dei gruppi maschili, l’omosessualità viene spesso considerata come una cosa non positiva e quindi c’è una percezione della negatività del comportamento».

 

– Nella ricerca parlate di una «rivoluzione dell’intimità». In che cosa consiste?

«Con questo termine vogliamo descrivere un’intimità che è sempre meno regolata in modo istituzionalizzato. Le persone hanno bisogno di costruirsi percorsi propri, molto meno legati a norme esplicite e condivise. La chiamiamo “rivoluzione” perché fa parte di quello che un tempo chiamavamo “percorso di secolarizzazione”, non solo dal punto di vista religioso. I comportamenti e le idee delle persone sono sempre meno governati da norme eterodirette. Come dimostrano ricerche condotte in altri Stati, si è avviato un nuovo percorso: diminuiscono i rapporti sessuali e aumenta la sessualità virtuale. Questo avviene in particolare in Finlandia, dove si registra un incremento dell’autoerotismo e un decremento della frequenza dei rapporti. Io credo che queste cose vadano studiate continuamente. Noi abbiamo privilegiato una ricerca quantitativa sui comportamenti sessuali, ma si dovrà indagare anche sui comportamenti della sfera intima, come la scelta di andare a convivere con il proprio partner o la decisione di avere figli e di sposarsi, senza dare per scontato nulla perché i percorsi che le persone costruiscono spesso sono diversi rispetto a quelli che possono immaginarsi gli studiosi».

Paolo Tomassone

Giornalista

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