Francesco torna a Santa Marta col suo rametto ulivo

Proprio come Francesco

Sempre siamo andati negli anni alla benedizione delle Palme e abbiamo avuto cura di portare nelle nostre case una buona quantità di rametti d’ulivo per metterli in uno o più vasi, a sostituzione di quelli dell’anno passato. E così ha fatto domenica il Papa per il suo appartamento al Santa Marta.

 

Rami a bracciate

Intorno alla casa contadina dove sono nato, tra Recanati e Osimo, c’era un uliveto che chiamavamo piantonara e quando venivano le Palme il giorno prima tagliavamo tanti rami e li portavamo a bracciate al parroco: eravamo tra i fornitori delle palme per l’intera comunità. Una comunità contadina che ne voleva molti di rametti benedetti.

 

Sui pagliai e le pagliarole

Non solo venivano messi in vasetti e sui crocifissi e le acquasantiere di ogni stanza, ma sulle porte della stalla, del porcile e del pollaio, sui pagliai e le pagliarole del fieno e della pula. In capo ai filari delle viti, al cancello dell’orto, sui pali che reggevano la carrucola del pozzo. Anzi dei pozzi. E quando si mieteva e si portavano sull’aia i covoni e si alzava la gran bica per la trebbiatura, anche lassù, sul covone più alto, veniva messa la palma benedetta.

 

L’ulivo del terrazzo

Sono contento d’aver visto il Papa che portava a casa il suo rametto. Perché anche oggi io cerco l’ulivo. Sul terrazzo condominiale del palazzo nel quale abito, Rione Monti, c’è un ulivo in vaso. La Domenica delle Palme dell’anno passato, quando erano sospese le celebrazioni, la mattina di buonora sono salito sul terrazzo per tagliare due rametti da tenere in mano quando il Papa avrebbe benedetto le palme in San Pietro. E qui nel blog misi la foto di quell’ulivo e raccontai quella benedizione da remoto delle palme in pandemia.

Luigi Accattoli

Vaticanista

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