I 700 anni dalla morte di Dante. L’ultimo recente viaggio di papa Francesco in Iraq. Il colpo di stato militare in Myanmar. Un Rinascimento europeo.

Sono alcuni dei temi trattati sul numero 7 di Regno-Documenti.

«In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino». Il 25 marzo, nella solennità dell’Annunciazione e quindi con il pensiero al mistero dell’incarnazione – che «è il vero centro ispiratore e il nucleo essenziale di tutto il poema» – papa Francesco ha voluto unirsi «al numeroso coro di quanti vogliono onorare la memoria (di Dante) nel VII centenario della morte» con la lettera apostolica Candor Lucis aeternae nel VII Centenario della morte di Dante Alighieri. L’importanza della figura del grande letterato fiorentino per la fede dei nostri giorni è rinvenuta nel suo essere «profeta di speranza e testimone della sete di infinito insita nel cuore dell’uomo», che «può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere, finché il nostro cuore non avrà trovato la vera pace e la vera gioia, finché non arriveremo alla meta ultima di tutta l’umanità, “l’amor che move il sole e l’altre stelle”».

 

Vengo come pellegrino

Dopo «i disastri delle guerre, il flagello del terrorismo e conflitti settari spesso basati su un fondamentalismo che non può accettare la pacifica coesistenza di vari gruppi etnici e religiosi, di idee e culture diverse», il viaggio di papa Francesco in Iraq dal 5 all’8 marzo aveva la duplice intenzione di rincuorare la Chiesa irachena (di rito orientale) e incoraggiarla nella sua «testimonianza di fede, speranza e carità in mezzo alla società irachena», e di avviare un cammino di fraternità con l’islam sciita, guidato dall’ayatollah Sayyd Ali Al-Husayni Al-Sistani, che Francesco ha incontrato il 6 marzo a Najaf.

Francesco, che si è presentato come «penitente che chiede perdono al Cielo e ai fratelli per tante distruzioni e crudeltà e… come pellegrino di pace, in nome di Cristo, Principe della pace», ha sviluppato nei suoi incontri i temi della fraternità e della convivenza dei popoli contenuti nel Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune (2019) e nell’enciclica Fratelli tutti (2020).

 

Un equo accesso ai vaccini

Esortando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad affrontare la distribuzione iniqua dei vaccini anti COVID-19 come un «problema di sicurezza globale», la Caritas internationalis – organizzazione umanitaria che confedera le 165 Caritas nazionali e che fa capo alla Santa Sede, ed è attualmente presieduta dal card. Luis Antonio Tagle – e il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale hanno chiesto ai leader mondiali di mettere da parte le agende nazionali e di assicurare una rapida distribuzione dei vaccini ai paesi più poveri del Sud globale. La dichiarazione, pubblicata il 5 febbraio e intitolata Azioni urgenti per un equo accesso ai vaccini anti COVID-19. Nessuno deve essere escluso, afferma che «affrontare la questione dei vaccini dalla prospettiva di una strategia nazionale ristretta potrebbe portare a un fallimento morale nel soddisfare i bisogni dei più vulnerabili in tutto il mondo».

I due organismi vaticani chiedono il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza per elaborare un piano globale con un approccio multilaterale; la remissione del debito dei paesi più poveri; la promozione della produzione locale di vaccini in diversi poli tecnici nel Sud globale; un coinvolgimento delle Chiese e organizzazioni religiose nella preparazione delle comunità locali alla vaccinazione. Cf. anche riquadro qui a fianco.

 

Vaccini anti-COVID: aspetti etici

Il 1° dicembre 2020 è stato pubblicato sul sito istituzionale del Comitato nazionale per la bioetica (CNB) il documento I vaccini e COVID-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione, approvato nel corso della plenaria del 27 novembre 2020.

Il Comitato, presieduto dal prof. Lorenzo D’Avack, intendeva fornire una riflessione etica sui temi di ricerca, produzione, distribuzione, informazione e costo, in un momento in cui la sperimentazione non aveva ancora portato all’approvazione di un vaccino. Appurato che lo stato di emergenza non deve indurre a tagliare i necessari tempi della ricerca, il documento evidenzia l’importanza di considerare il vaccino come un bene comune, la cui distribuzione non deve rispondere unicamente alle logiche di mercato, nella «consapevolezza che nessun paese sarà completamente protetto se il mondo non sarà protetto».

Le raccomandazioni del CNB auspicano la cooperazione di stati e case farmaceutiche, nell’ottica di una distribuzione etica ed equa del vaccino, con una particolare attenzione alle persone più vulnerabili e ai paesi più indigenti, grazie al meccanismo Covax. Non viene esclusa neanche l’obbligatorietà per certe categorie professionali. A oggi i vaccini approvati e la campagna vaccinale avviata in Europa e nel mondo hanno soddisfatto questi auspici?

 

L’unica via è la pace

In seguito al colpo di stato militare del 1° febbraio nel suo paese, il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, ha esortato il popolo di Myanmar, a maggioranza buddhista, alla non violenza, e la comunità internazionale a non imporre sanzioni economiche che «rischiano di far crollare l’economia, gettando milioni di persone nella povertà». «Impegnare gli attori nella riconciliazione – sostiene – è l’unica strada». Il cardinale, presidente della Conferenza episcopale di Myanmar e della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (FABC), nel suo Messaggio al popolo di Myanmar e alle nostre comunità internazionali del 3 febbraio afferma che il popolo birmano «crede nel trasferimento pacifico del potere» ed «è stanco di promesse vane» di maggiore democrazia. Rivolgendosi ai militari ha osservato che per riconquistare la fiducia della gente un buon primo passo sarebbe quello di rilasciare i leader dell’opposizione e gli attivisti detenuti, tra cui il premio Nobel Aung San Suu Kyi e il presidente Win Myint. Il governo militare in Myanmar è durato dal 1962 al 2011 prima di riprendere nuovamente con l’ultimo colpo di stato. I militari hanno detto che il gen. Min Aung Hlaing sarà al comando del paese per un anno perché il governo non ha reagito alle denunce di frode dei militari nelle elezioni dello scorso novembre.

 

Europa futura

Il 9 maggio, quando ricorreranno i 70 anni della Dichiarazione Schuman che nel 1959 aprì la strada al processo d’integrazione europea, prenderà l’avvio la Conferenza per il futuro dell’Europa, iniziativa che dovrebbe portare a un grande dibattito pubblico «dal basso» «sul futuro che vogliamo costruire insieme allo scopo di rafforzare la solidarietà europea» e a un rilancio del progetto europeo.

Il primo spunto ne era stato, nel marzo 2019 (a ridosso delle elezioni europee), una lettera di Emmanuel Macron ai cittadini d’Europa, intitolata Per un Rinascimento europeo, in cui il presidente francese teorizzava una Conferenza per l’Europa «al fine di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati» (cf. riquadro qui a fianco). Ma è stata la pandemia da coronavirus il fattore decisivo che ha convinto le istituzioni europee ad avviare una profonda e allargata riflessione sul futuro comunitario.

Il 10 marzo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il primo ministro portoghese António Costa a nome della presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno firmato la Dichiarazione comune sulla Conferenza sul futuro dell’Europa intitolata Dialogo con i cittadini per la democrazia. Costruire un’Europa più resiliente.

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