E le donne inventarono una riforma sanitaria. Cinque secoli fa

L’epidemia di sifilide che nel XVI secolo devastò l’Europa era partita da Napoli, e proprio qui Maria Richenza Longo fondò la Santa Casa degli Incurabili. Era un’autentica innovazione, nata e alimentata dalla spiritualità femminile: aperta a tutti, igiene dei locali e distanziamento, sperimentazioni cliniche, iniziative sociali. Finché qualcuno disse che le donne portavano inquietudine e disordine…

 

Ogni epoca ha conosciuto il suo male del secolo. Nel Cinquecento l’epidemia della sifilide imperversava in Europa: era scoppiata a Napoli nel 1495, a seguito della venuta in Italia di Carlo VIII, il cui esercito era composto per lo più da migliaia di mercenari con prostitute al seguito. Il ritorno dell’esercito francese verso nord diffuse la malattia in tutta la penisola, per poi espanderla in Europa, giungendo sino in Oriente. Questa infezione trasmessa sessualmente era conosciuta per questo con il nome di mal francese, tranne in Francia, dove prese il nome di mal napolitain.

 

Incurabili? Non per loro

Come si è reagito davanti a questo morbo ripugnante che straziava dal dolore i pazienti, del quale si ignoravano le cause e le cure e che contagiò anche l’80% della popolazione? Gli stati erano impreparati e molti ammalati furono esclusi dalle strutture ospedaliereLa Compagnia del Divino Amore, fondata da Caterina Fieschi Adorno da Genova, comprese la necessità di creare luoghi di accoglienza per queste persone e così sorsero a Genova, poi a Roma e infine a Napoli i primi Ospedali per gli Incurabili, per coloro che non avevano alcun mezzo economico per curarsi (da qui, il nome di «Incurabili») affetti non solo da sifilide, ma anche da malattie difficilmente guaribili.

La storia di questi luoghi è legata strettamente alla spiritualità femminile. L’occidente cristiano, infatti, è attraversato da straordinarie narrazioni di intelligenza e azioni da parte di donne che hanno portato anche a significative riforme sanitarie. Ne è un esempio l’Ospedale di S. Maria del Popolo degli Incurabili di Napoli fondato dalla catalana Maria Richenza Longo. Reduce da un pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto dopo il quale aveva riacquistato miracolosamente la salute fisica, in segno di gratitudine, aggiunse il nome di Lorenza al proprio e fece voto di dedicarsi ai malati. E a Napoli, dove viveva, creò nel 1522 una cittadella ospedaliera di enorme rilevanza sociale e sanitaria, diventata poi il più importante plesso ospedaliero del Mezzogiorno. L’istituzione assunse in un primo tempo il nome di Santa Casa degli Incurabili, «indicando con tal nome, che tutti coloro che per miseria in propria casa non poteano essere curati, ivi sarebbero accolti senza alcuna preferenza né di sesso, né di età, né di patria, né di religione» [Celano, Notizie del bello, II, 693]. Caratteristica dell’opera fu, quindi, il non essere riservata ai soli cittadini partenopei, ma a tutti gli ammalati, locali o stranieri, cristiani e non, conferendo una connotazione universalistica all’istituzione, come si evince anche dalla lapide rivolta alle donne e ancora oggi visibile all’ingresso del reparto di maternità: «Qualsiasi donna ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta, bussi e le sarà aperto».

 

Una fondatrice che lavava la biancheria

La Longo, che ricopriva il ruolo di Governatrice, assisteva personalmente i malati, mettendo in atto misure igieniche strettissime e una più consona organizzazione degli spazi: le stanze erano arieggiate, ogni degente aveva un proprio giaciglio ed era posto ad opportuna distanza dal vicino, la biancheria e gli indumenti erano lavati da lei stessa giornalmente. Per questo, la carestia e la peste del 1526-28 non toccarono l’Ospedale. Il dilagare della piaga delle malattie veneree era certamente legato al fenomeno della prostituzione, e la Longo aveva tentato di arginarlo attraverso un’intensa attività di recupero. Sia in Ospedale che per le strade, cercava con ogni mezzo di convincere le prostitute ad abbandonare il loro stile di vita. Alcune riuscirono con il suo aiuto a formarsi una famiglia, altre vennero impiegate al servizio delle altre ammalate, formando le prime infermiere dell’Ospedale.

Eccellenza operativa ed organizzativa, l’Ospedale seppe coniugare cura e ricerca scientifica, assistenza e sperimentazione, cose assolutamente nuove per l’epoca, diventando ben presto un centro polifunzionale, dotato di differenziati luoghi che potevano aiutare il disagio sociale dei malati poveri. Nacque anche nel 1589 il Banco di S. Maria del Popolo con intenti filantropici per fornire piccoli prestiti a basso interesse alle fasce più misere della popolazione; fu aperta una spezieria per sperimentare nuove cure e realizzare i farmaci più rari e utili, tra cui la leggendaria e rarissima Teriaca, bevanda alchemica, panacea di ogni male.

 

Le “madri del buon morire”

La vita e l’esempio della Longo finirono col diventare centro catalizzatore di intense attività e gli Incurabili diventarono un modello organizzativo. Chiamato nel ’600 «Teatro della Carità», aveva attirato un enorme numero di persone dedicate ad assolvere ogni genere di mansione all’interno dell’Istituzione, una sorta di volontariato di persone che sostenevano il peso dell’assistenza ai malati, cercando in tal modo di rispondere alle necessità di chiunque avesse bisogno di soccorso.

Anche alcune nobildonne, conosciute come le «Madri del ben morire», si dedicarono all’assistenza delle inferme negli ultimi istanti di vita. La stessa Longo aveva esercitato questo servizio, stando vicine alle malate fino alla fine della vita e dando loro una degna sepoltura, ma nel ’600 questa attività suscitò molte opposizioni e venne considerato «errore» il far esercitare alle donne un ministero riservato ai sacerdoti, soprattutto per il legame stretto che l’assistenza ai moribondi aveva con il sacramento dell’estrema unzione – come si chiamava allora – e della confessione. Fu tolta la presenza delle donne vicino ai moribondi perché la loro assistenza spirituale ai malati venne considerata un abuso e le donne furono accusate di essere «causa di inquietudine e di disordine». Ma questa è un’altra pagina di storia…

Adriana Valerio

Teologa

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