Le anticipazioni sull’ultimo numero di Regno-Attualità (il numero 8) che dedica ampio spazio alla questione del sinodo in Italia e in Europa. L’ultima intervista al teologo Hans Kung recentemente scomparso. E il colloquio con Olivier Roy e il bilancio a dici anni dalla «Primavera araba».

Tutto si deciderà nel prossimo maggio, all’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, la prima in presenza dopo oltre un anno di pandemia di COVID. Lì si decideranno i tempi e le modalità, il quando e il come di un eventuale sinodo nazionale della Chiesa italiana. L’ultimo Consiglio permanente (22-24 marzo scorso) ha convenuto che la presidenza presenti all’assemblea dei vescovi un breve documento per chiedere lumi.

«Le indecisioni sono tante ed è sin qui mancata una sintesi» come ricorda il direttore de Il Regno, Gianfranco Brunelli, nell’editoriale sul n. 8 di Attualità. «Non solo hanno fatto problema il lato organizzativo, i tempi di durata, le modalità celebrative – spiega Brunelli – ma soprattutto il timore che lo strumento sfugga di mano. Il caso tedesco accresce i già forti dubbi che chiamare a raccolta il popolo di Dio e dargli in qualche modo la parola sortisca poi un effetto dibattito su temi verso i quali non si vuole andare. Ci si dimentica che in Germania il problema sorto sia sui temi etici, sia su quelli istituzionali è scaturito soprattutto all’interno della Conferenza episcopale (fortemente divisa) più che nell’assemblea dei fedeli. Le due assemblee episcopali, quella italiana e quella tedesca, si somigliano assai poco».

 

Imparare un’ecclesialità sinodale

C’è il rischio che nelle attuali discussioni ecclesiali si confonda la struttura Sinodo con la sinodalità in quanto «nota costitutiva di tutta la vita ecclesiale», come si spiega su Regno-Attualità nello studio del mese affidato a Rafael Luciani e Serena Noceti. In questa prospettiva si apprezza oggi «l’emergere dello spirito e della forma di un’ecclesialità sinodale», dopo che «il concilio Vaticano II ha proposto la collegialità episcopale e Francesco è andato avanti nella sua recezione sotto la forma di una collegialità sinodale». Guardando al Concilio e alla sua recezione nelle riforme del papa relative allo svolgimento degli ultimi Sinodi dei vescovi, Luciani e Noceti mostrano che per intendere questa ecclesialità sinodale occorre fare riferimento all’ecclesiologia del popolo di Dio sviluppata dal pontefice. Tuttavia non basta affermare un generico primato di uno stile se non si mettono in atto concrete modalità istituzionali che lo esprimano. Come afferma p. Hervé Legrand, si tratta di un «apprendimento» necessario e fruttuoso sia ad intra, perché attenuerà «l’identificazione della Chiesa con il clero»; sia ad extra, perché mostrerà, «di fronte al degrado attuale del dibattito politico» e informativo che la «sinodalità coltiva il rispetto» delle convinzioni di tutti e della partecipazione piena di ciascuno ai processi decisionali.

 

“Laicità a caro prezzo”

Nell’ultimo numero della rivista si affrontano diverse altre questioni, come – per citarne alcune – la risposta dei vescovi negli ultimi rapporti sulla pedofilia e le reazioni più critiche al Responsum della Congregazione per la dottrina della fede a un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso, pubblicato il 15 marzo (cf. Regno-doc. 7,2021,211), di cui abbiamo parlato anche qui.  

Segnaliamo anche l’intervista a Olivier Roy professore all’Istituto europeo universitario di Firenze, nella quale si presenta un bilancio a dieci anni dai primi movimenti in Nordafrica e in Medio Orienti denominati “Primavera araba”, Roy esprime un giudizio molto positivo del viaggio di Francesco in Iraq.

 

L’ultima intervista a Küng

Secondo la bibliografia della fondazione Weltethos (2017) l’ultima intervista ad Hans Küng risale al 2015 ed è apparsa nel volume di Gabriele Palasciano, Dio e Cesare (Baldini e Castoldi, Milano 2016), alle pagine 150-162, con il titolo «Paradigmi di comprensione dell’islam nella realtà socio-politica contemporanea». Questa intervista viene riproposta qui in memoria del teologo svizzero, di cui Il Regno in passato ha pubblicato molti interventi.

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