Un ‘girone’ con trecento capolavori per raccontare Dante nella storia

«Apriamo una mostra in tempo di guerra». Nella frase del curatore Gianfranco Brunelli sta tutta la portata della grande sfida che la Fondazione Cassa dei risparmi di Forlì assieme agli Uffizi di Firenze hanno raccolto: aprire una grande mostra, la più grande probabilmente per le Celebrazioni dei 700 anni di Dante, dedicata al Sommo Poeta (ne parliamo anche qui).
Si chiama “Dante. La visione dell’arte“, la ricchissima mostra che apre al pubblico nei Musei San Domenico di Forlì e proseguirà fino all’11 luglio. Lì si concentrano 300 capolavori provenienti da tutto il mondo.
 
Non è stata impresa facile mentre il mondo rimane in lockdown. E, non solo spostare le persone, ma anche le opere d’arte è un’impresa ardua. Ma necessaria. «L’anniversario di Dante – spiega Brunelli, direttore delle Grandi mostre di Forlì – ci avvicina certamente a lui perché ogni epoca ha interpretato Dante. C’è un rispecchiamento di Dante in ogni epoca e in ogni secolo e quindi anche questo nostro tempo torna a Dante, torna alla Commedia, torna al personaggio, al mito e alla rilettura di come Dante è stato rivisitato nei secoli». 
 
Prestiti importanti sono arrivati dall’Ermitage di San Pietroburgo, dalla Walker Art Gallery di Liverpool, dalla National Gallery di Sofia, da Dresda, Toledo, Malta, dai Musei Vaticani e dal Museo Archeologico di Napoli. Circa cinquanta tra dipinti, sculture e disegni le opere che gli Uffizi hanno messo a disposizione.
 
«Dante non è solo conosciuto in tutto il mondo, ma è anche studiato in tutto il mondo -racconta il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt -. E’ stato un poeta che aveva un forte impatto sulle letterature anche degli altri paesi europei e non solo. Non a caso la prima società dantesca non è stata fondata in Italia ma in Germania dove continua la tradizione di studiare Dante a scuola. Ma Dante è forse ancora più fondamentale per la cultura e la letteratura inglese». 
 
L’importanza di Dante per la letteratura e la cultura europea è stata e continua a essere straordinaria, come ricorda Schmidt. «Qui vediamo delle opere d’arte estremamente accessibili. Ma quando si guardano le opere d’arte di questo tenore viene voglia di leggere anche i testi» che ne sono stati l’ispirazione. «La mostra è sicuramente di massimo interesse per una introduzione a Dante, magari per chi non è ancora un lettore appassionato di Dante».
 
Ci sono Cimabue, Giotto, Beato Angelico, Michelangelo, Tintoretto, Canova e Andrea del Castagno, autore di una delle primissime raffigurazioni del ritratto del Sommo Poeta. Si passa a Casorati, Fontana e Picasso. Più che una mostra è un vero e proprio ‘girone’ affollato di capolavori.
 
«Questa mostra di trecento opere, direi capolavori, ci fa conoscere come ogni secolo, ogni epoca ha interpretato e riletto Dante – aggiunge Brunelli -. C’è la chiave romantica, quella preraffaelita, la chiave simbolista, il Novecento così contrastato e così difficile. E poi i ritratti di Dante che ci descrivono in maniera unica, incredibile, come ogni tempo ha avuto il proprio Dante: quello del 400, dell’800 e del 900. E’ una mostra che ci consente di capire Dante, di ritornare a lui, in un momento difficile per il paese e per il mondo. Tornare alla cultura significa tornare a noi stessi. Noi cos’altro siamo se non cultura?».

Paolo Tomassone

Giornalista

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