In questi giorni stanno capitando avvenimenti assai più gravi di quello a cui ci si riferisce in questa noterella. Tuttavia proprio in giorni di avversione e odio e di legittime critiche a una politica di violenza, occorre vigilare perché non si inneschino reazioni antisemite. Oggi le grandi parole di Eric Kleiber possono essere lette anche in questa chiave.

I mezzi di comunicazioni diffondono la notizia di un litigio avvenuto tra due direttori di orchestra scaligeri. Tra i due Riccardi sembra che siano scoccate robuste scintille innescate dal primo, Muti, nei confronti del secondo Chailly. L’occasione scatenante sono stati i 75 anni dalla riapertura del teatro milanese avvenuta dopo i disastri e i bombardamenti della guerra. Nel clima attuale dominato da riaperture tanto attese quanto problematiche ci si poteva attendere qualcosa di diverso.

Meglio allora rivolgersi all’alta lezione morale di un grande direttore del passato Eric Kleiber (padre di Carlos). La sua nobiltà d’animo è testimoniata da un telegramma da lui inviato alla Scala a seguito delle leggi razziali del novembre 1938. Sono parole che si commentano da sole e che restano nel cuore di tutti gli autentici amanti della musica di ieri e di oggi: «Apprendo in questo momento che il teatro della Scala ha chiuso le sue porte ai vostri compatrioti israeliti. La musica è fatta per tutti, come il sole e l’aria. Là dove si nega a degli esseri umani questa fonte di consolazione così necessaria in questi tempi duri e questo soltanto perché essi appartengono a un’altra stirpe o a un’altra religione io non posso collaborare né come cristiano né come artista. Debbo di conseguenza pregarvi di considerare nullo il mio contratto, malgrado il piacere che avrei avuto di dirigere in questo magnifico teatro, che rammenta le più nobili tradizioni italiane» (Erich Kleiber).

Piero Stefani

Biblista

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