Tra spinte contrapposte il cardinale Reinhard Marx rinuncia. Traduciamo l’intervista che il presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Georg Bätzing, ha rilasciato al canale tv teutonico Ardmediathek.

Il card. Marx ha dato ieri notizia delle proprie dimissioni, lei ne è stato meravigliato?

«Sì, è stata una grande sorpresa, anche uno shock… sono costernato. Vi è naturalmente rispetto e tutto un insieme di sentimenti; del resto il cardinale aveva manifestato da diverso tempo che qualcosa stava fermentando e maturando in lui».

– Pensa che la gente sia rimasta delusa?

«Penso che questo sia il sentimento di molte cattoliche e cattolici in Germania: il card. Marx rappresenta l’esame serio delle questioni sul tavolo, delle crisi che la Chiesa sta affrontando, e rappresenta il tentativo di dare risposte nuove. Sono costernato perché il card. Marx è stato colui che come un motore ha messo in moto il Cammino sinodale, ne ha portato di volta in volta le istanze a Roma e ha mantenuto i contatti. Di certo non potremo fare senza la sua voce, la sua forza, anche la sua forza intellettuale. E spero che non dovremo farlo, anche se non sarà più vescovo di Monaco-Freising».

– Il card. Marx parla di rappresentanti della Chiesa che non vogliono accettare la corresponsabilità e la colpa dell’istituzione rispetto alla violenza sessuale del clero sui minori, e rifiutano qualsiasi tipo di riforma. È un attacco frontale al card. Woelki?

«È stata una decisione sovrana, umanamente forte e spiritualmente coraggiosa. Per l’arcidiocesi di Colonia (dove il card. Rainer Maria Woelki sta affrontando accuse sulla sua gestione dei casi di violenza sessuale e dove sta attualmente iniziando una visita apostolica inviata da papa Francesco), questa possibilità di una decisione libera e sovrana è ovviamente superata. Ora lì si applicano leggi diverse, è in corso una visita apostolica. Il momento è passato».

– Il card. Rainer Maria Woelki ha sempre contrastato il Cammino sinodale. Oggi può ancora giocare un ruolo di primo piano in una Chiesa che ha bisogno di rinnovarsi?

«Deve deciderlo lui stesso, ora che sono entrati in gioco altri soggetti, sono entrati in gioco i visitatori apostolici, è entrato in gioco papa Francesco. È chiaro che tutti quelli che pensano che la Chiesa possa uscire da questa enorme crisi con alcuni aggiustamenti cosmetici, di natura esterna, giuridica, amministrativa, si sbagliano. Si è percepito nella Chiesa un tale fallimento sistemico che ci possono essere solo risposte sistemiche, e queste risposte devono essere fondamentali. È questo messaggio che oggi il card. Marx manda molto chiaramente e che ci rafforza nel portare avanti il Cammino sinodale».

– Può richiamare i temi del Cammino sinodale?

«Discutiamo sulla questione del potere e della violenza, una nuova relazione della Chiesa col potere, la separazione dei poteri. Ci sono molte possibilità. Il potere episcopale, per esempio, ha qualcosa di monarchico, dei tempi passati. Ora c’è bisogno di controllo a ogni livello dell’esercizio del potere nella Chiesa cattolica. Certo, il potere ci deve essere, altrimenti non si hanno possibilità creative, ma questo potere deve essere controllato. Poi c’è il tema del clericalismo, anche qui occorre approfondire il potere presbiterale, contenerlo, considerare con attenzione le cose, è una questione molto importante. E poi la questione delle donne nella Chiesa: dobbiamo progredire nella parità di diritti per le donne a tutti i livelli della vita della Chiesa, e questo non finisce alla frontiera del ministero sacramentale. Lo credo e lo spero».

– Quando si inizierà a spezzare il tabù della sessualità dei preti?

«Non è un tabù, questo tema risuona in ogni esistenza e decisione personale, gioca un ruolo nella formazione sacerdotale, ma la domanda è se lo stile di vita celibatario dei preti cattolici ha un collegamento con le violenze sessuali. Le ricerche dicono che non c’è un collegamento diretto, tuttavia il celibato pone il prete in una situazione fuori dall’ordinario, spesso connessa con solitudine, che può causare situazioni che possono portare alle violenze. E di questo dobbiamo parlare, e di questo parliamo, perché uno dei forum del Cammino sinodale è dedicato a questo».

– E lei è del parere che si debba superare il celibato?

«Personalmente sono un sostenitore del celibato come stile di vita di Gesù. Un prete che vive il celibato in modo credibile, come testimone dell’esserci per la gente, è una benedizione per la Chiesa e per l’umanità. Ma non tutti possono farlo, e quindi questa è la domanda che ci dobbiamo porre: “Il celibato deve necessariamente essere collegato all’ordinazione sacerdotale?”. Non è necessario. Anche la Chiesa lo sa. Ma ci sono decisioni da prendere».

– Sottoscriverebbe l’affermazione del card. Marx secondo cui la Chiesa oggi è a un punto morto?

«Sì, il card. Marx qui cita Alfred Delp. Siamo in un punto di crisi fondamentale delle Chiese, una crisi di credibilità, si tratta di problemi di natura sistemica, che devono essere risolti a livello sistemico».

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti de “Il Regno”

Un pensiero riguardo “Una Chiesa nella crisi

  • 8 Giugno 2021 in 10:03
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    Credo sia ormai troppo tardi. La chiesa sembrava già vetusta a noi nati 50 anni fa, credo che per i bambini di oggi sia proprio al di fuori dei loro orizzonti. I genitori li mandano ancora a prendere i sacramenti ma per il resto né loro né i figli frequentano la chiesa o sanno o capiscono nulla dei riti che si svolgono. Una forma vuota e niente altro, che non sfiora minimamente le loro vite. Le donne poi non hanno piú voglia di stare dietro ad una istituzione che ora sarebbe pronta ad accoglierle a denti stretti solo perché costretta e in fin di vita.

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